Elezioni amministrative 1946
L’intero territorio provinciale giunge a questo appuntamento dopo un anno di governo delle giunte proclamate dai Cln alla fine della guerra, ancora completamente stremato dalle difficoltà materiali di una ricostruzione che fatica a ripartire con slancio. Alla devastazione materiale si aggiungono problemi concreti e quotidiani: la riconversione dell’economia di guerra, la grave carenza di abitazioni, la presenza di numerosi sfollati, la scarsità di generi alimentari, la disoccupazione diffusa e il rientro degli internati e dei reduci. Inoltre il clima del dopoguerra, attraversato anche da un forte bisogno di giustizia e dalle notizie dei primi processi per collaborazionismo che si tengono al Palazzo di Giustizia di Piazza Grande, non è privo di tensioni e di episodi di violenza e vendette personali oltre a numerosi problemi di ordine pubblico che attraversano il territorio.
In questa situazione, in cui emergono con forza le aspirazioni democratiche e il dibattito politico accende il confronto tra i partiti che le interpretano, si arriva al voto della primavera del 1946 che si svolge tra il 17 marzo e il 7 aprile 1946; il capoluogo il 31 marzo. Nonostante la richiesta prefettizia di rinforzi di carabinieri a scopo precauzionale e il divieto di vendita di bevande superalcoliche nei giorni in cui hanno luogo operazioni elettorali, le elezioni si svolgono regolarmente e in un clima sereno. Nessun disordine turba il primo voto democratico.
Le elezioni amministrative dell’anno 1946 per la Ricostituzione dei consigli comunali su base elettiva vengono stabilite dal decreto luogotenenziale del 7 gennaio 1946 ed emanate dal governo De Gasperi. La legge stabiliva le modalità con le quali si sarebbero svolte le elezioni recependo l’introduzione delle donne nel corpo elettorale sancita con il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio 1945. L’Emilia-Romagna risulta divisa in due collegi elettorali: il primo comprende le province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena e il secondo Bologna, Ravenna, Forli-Cesena (Rimini non è ancora provincia) e Ferrara. Vengono poi stabilite due tornate: una in primavera – che porta al voto 5.722 comuni – e una autunnale che coinvolge i restanti 1.383.

Il decreto dispone che i comuni debbano avere un Consiglio, una Giunta e un Sindaco e che il numero di consiglieri comunali e di assessori venga definito in base alla popolazione del comune alla data dell’ultimo censimento nazionale, che data 1936. Tale numero è stabilito in numero fisso: 80 membri per le città con più di 500.000 abitanti, 60 per quelle con più di 250.000, 50 per le città con più di 100.000, 40 con più di 30.000.
Il sistema elettorale prevede l’adozione del sistema proporzionale per i comuni capoluogo di provincia o con più di 30.000 abitanti o capoluoghi di provincia (nel nostro solo Modena e Carpi) e di quello maggioritario per i comuni con meno di 30.000 abitanti. Si tratta di una sorta di maggioritario ‘secco’ che stabilisce il rapporto fra tra maggioranza e minoranza in modo predeterminato attribuendo alla lista vincitrice i 4/5 dei consiglieri disponibili (30 per comuni con più di 10.000 abitanti, 20 con più di 3.000 e 15 in tutti gli altri). In tutti i Comuni, indipendentemente dal sistema elettorale, Sindaco e Giunta sono eletti nella prima seduta del Consiglio comunale eletto.
Nel Modenese le convocazioni elettorali sono previste tutte per la primavera, ma a Montecreto le elezioni vengono invalidate a causa di alcune irregolarità riscontrate nel deposito delle liste e si tengono nella tornata successiva, il 13 ottobre 1946.
Le liste devono essere presentate 30 giorni prima della data in cui sono fissate le elezioni e insieme ai candidati va depositato anche il simbolo. Dal momento che la candidabilità è vincolata all’iscrizione nelle liste elettorali, che appunto sono ormai maschili e femminili, anche le donne si candidano, seppur in assenza di un decreto specifico che arriverà, per legittimare la candidabilità anche nelle consultazioni nazionali, solo il 10 marzo 1946 in vista del Referendum e delle elezioni per eleggere i membri della Costituente. Si tratta del primo voto effettivo a suffragio universale sia attivo che passivo.
La stampa locale pubblica a più riprese indicazioni dettagliate relative ai doveri e ai divieti da rispettare il giorno del voto. Si invitano gli elettori a verificare preventivamente la propria iscrizione nelle liste elettorali e a presentarsi al seggio con un documento di riconoscimento munito di fotografia. Accanto a queste prescrizioni formali, sono previste anche norme comportamentali: agli uomini è vietato accedere al seggio con il bastone, mentre alle donne viene sconsigliato l’uso del rossetto, per evitare che eventuali tracce lasciate sulla scheda possano annullare il voto. Si tratta di disposizioni e precauzioni volte a garantire la regolarità delle operazioni e la validità delle schede.
L’elettore deve tracciare una croce sul simbolo della lista prescelta e può esprimere preferenze per singoli candidati; in via eccezionale, è anche possibile manifestare dissenso verso nominativi non graditi, tracciando una linea sopra il nome.

A livello provinciale si presentano in tutto 12 liste. Oltre a quelle dei singoli partiti – Democrazia cristiana, Partito comunista, Partito d’Azione, Partito socialista di unità proletaria (dal 1947 Partito socialista), Partito Liberale e Partito Repubblicano – sono presenti tre liste unitarie di sinistra (Pci+Psiup, Pci+Psiup+PdA, Pci+Psiup+Indipendenti+Pri), 2 liste di carattere territoriale concentrate a Montecreto, una lista Indipendenti. Va specificato che quest’ultima lista – sulla quale non esistono studi e che troviamo presenta a Carpi e a Frassinoro, oltre che a Fiumalbo in coalizione – sembra non avere le caratteristiche di una formazione politica omogenea e sovraterritoriale, ma piuttosto quella di raggruppare candidati che non si riconoscono nei partiti di massa presenti con le proprie liste. Va specificato poi che i candidati eletti come ‘indipendenti’ all’interno delle singole liste appartengono evidentemente ad altra casistica

La tornata elettorale si conclude con l’elezione di 1.050 consiglieri di cui 40 donne. Tra queste Elena Tosetti, eletta sindaco a Fanano, che fa parte del piccolo contingente di 12 donne elette a sindaco a livello nazionale. Nella provincia di Modena il Partito comunista conquista 41 consigli comunali su 46 pur presentandosi solo in 12 comuni come lista unica (tra cui Carpi e Modena che votano con il proporzionale) e nei restanti 34 con il Psiup (nei comuni di Sassuolo, Formigine e Guiglia anche insieme al Partito d’Azione). Inoltre è interessante notare le scelte politiche compiute dalle maggioranze di sinistra nella formazione di alcune Giunte: oltre all’unico caso di giunta monocolore che ritroviamo a Pavullo, nei comuni di Carpi, Campogalliano, Castelnuovo Rangone, Fanano, Montefiorino, San Cesario, Spilamberto e Vignola, entrano come assessori anche rappresentanti della Democrazia cristiana, partito di minoranza. In due comuni, Frassinoro e Monfestino di Serramazzoni (Serramazzoni) la giunta è composta dalla Dc che è partito di maggioranza, e da un socialista eletto nella lista Pci/Psiup. Una sorta di sopravvivenza di spirito ciellenistico che testimonia la forte impronta lasciata in parte della nuova classe politica in gran parte di provenienza popolare, formata e selezionata nel vivo della guerra e dei conflitti sociali, politici e militari, in larga misura legittimata dalla lotta antifascista.
Nota metodologica
La ricostruzione dei dati delle elezioni amministrative del 1946 è stata estremamente complessa poiché non esiste una fonte unitaria che riporti i dati in modo sistematico. Mentre per il primo livello, quello provinciale, è stato possibile, attraverso una pubblicazione coeva del Ministero degli Interni (che tuttavia riporta i dati come provvisori), ricostruire i risultati della consultazione, per il livello comunale questa operazione è stata molto difficoltosa. A questo livello, i dati dei comuni della provincia di Modena sono univoci (noti e pubblicati) per quanto riguarda il numero e il nome dei consiglieri eletti per ciascuna lista, mentre, seppur pubblicati, sono risultati incongruenti i dati relativi ai voti di lista, e pressoché inesistenti quelli relativi agli elettori, ai votanti e ai voti validi al netto delle schede bianche o nulle.
Per quanto riguarda le fonti d’archivio, abbiamo utilizzato documenti raccolti in Istituto storico a partire dagli anni Ottanta per una ricerca coordinata dall’Istituto nazionale Ferruccio Parri sul ceto dirigente del dopoguerra. Questi dati sono poi confluiti in una pubblicazione degli anni Novanta realizzata a partire dal materiale fotocopiato presso il locale Archivio di Stato. In occasione della presente ricerca non è stato possibile reperire l’originale della documentazione sopra citata (anche a causa dei lavori di ripristino dell’Archivio di Stato di Modena che hanno reso complesso l’accesso alle carte), né alcune statistiche citate nelle pubblicazioni precedenti. I dati sono stati poi confrontati anche con i periodici locali coevi e, in alcuni casi, con la documentazione degli archivi comunali.
Non sempre i dati sono risultati coincidenti anche se si tratta di piccoli scostamenti (massimo qualche decina di voti), perlopiù nei comuni andati al voto con il sistema maggioritario – 44 comuni su 46 – e che dunque non spostano in alcun modo i risultati finali ottenuti dalle liste.
La scelta di adottare lo strumento digitale risponde anche alla necessità di integrare i dati soprattutto a livello comunale per questa prima tornata elettorale e, proprio per questo, il progetto si presenta come aperto e, nelle nostre aspirazioni, realizzato il più possibile con la collaborazione degli archivi del nostro territorio, sia quelli comunali che l’Archivio di Stato e della Provincia.
Infine, per quanto riguarda la ricostruzione dei profili biografici, in molti casi abbiamo dovuto arrenderci davanti alla difficoltà del reperimento delle notizie. La stessa Unità democratica, lo stesso 31 marzo, denunciava infatti già che “accanto a nomi di notorietà cittadina, altri sono ignoti, e difficile sarebbe darne una biografia completa e corrispondente ad un minimo di realtà. Appare quindi opportuno non spingere l’esame oltre una statistica generica delle professioni o mestieri esercitati dai candidati presentati dai singoli partiti”. Ci auguriamo che il lavoro partecipato e collaborativo con gli Istituti culturali e i comuni della provincia possa colmare, almeno in parte, queste lacune.
Fonti dati statistici
Livello provinciale
Statistica delle elezioni amministrative dell’anno 1946 per la ricostituzione dei Consigli comunali. Dati provvisori per i comuni che effettuarono le elezioni dal 10 Marzo al 7 aprile 1946, Istituto centrale di Statistica e Ministero dell’Interno, Roma Istituto Poligrafico dello Stato, 1946
Livello comunale
Archivio dell’Istituto storico di Modena, Ricerca sulla classe dirigente a Modena dal 1946 al 1986, documentazione in copia dall’Archivio della Prefettura di Modena, Registri degli amministratori comunali e provinciali in carica, anni diversi
La costruzione della libertà: Modena nel dopoguerra 1945-1948. Strumenti per la ricerca. Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea di Modena, 1996
1946-1986: I Consigli comunali eletti nel 1946 nella provincia di Modena, Pci Federazione di Modena, 1986. Il volume è considerato rilevante perché cita come fonte il Supplemento al n. 35 del 31 agosto 1946 del Bollettino della Prefettura di Modena che non ci è stato possibile, ad oggi, recuperare
“L’unità democratica”, quotidiano del Comitato di liberazione nazionale di Modena (1945-1947), marzo/aprile 1946
Biografie, Comuni, Partiti
Opere di carattere generale (nelle singole schede biografiche sono indicati riferimenti specifici):
Claudio Silingardi, Una provincia partigiana. Guerra e Resistenza a Modena, 1940-1945, Franco Angeli 1998
Daniela Dell’Orco e Nora Sigman, Eredità rivelate. Le donne nelle amministrazioni locali modenesi, 1946-1960, Centro documentazione donna di Modena 2000
Giovanni Taurasi, Intellettuali in viaggio. Università e ambienti culturali a Modena dal fascismo alla Resistenza (1919-1945), Unicopli 2009
Dario Mengozzi (a cura di) La sinistra (cattolica) modenese. Cronache di una singolare esperienza politica di base, Centro Culturale F.L. Ferrari, Modena 2009
Istituto storico di Modena, Dizionario storico dell’Antifascismo modenese, Unicopli 2012, 2 voll.
Giovanni Taurasi, Caterina Liotti, Libera ogni gioia. I segni delle cittadine a Modena tra Liberazione e Costituzione 1945–1948, BraDypUS Communicating Cultural Heritage, Roma 2019
Rassegna annuale dell’Istituto storico della Resistenza della provincia di Modena (1960-1969)
Rassegna di storia dell’Istituto storico della Resistenza in Modena e provincia (1981-1993)
Rassegna di storia contemporanea (1994-1998)
(Tutti i numeri della Rassegna sono consultabili su Lodovico Medialibrary)
Camera dei Deputati, Portale storico
“L’unità Democratica”, Modena 1945-1946
“Democrazia”, Modena 1945-1947
“La verità” : organo della Federazione modenese del Partito comunista italiano, 1944-
Istituto storico di Modena, Archivio dell’Istituto storico di Modena, Archivio della Federazione modenese del Pci, Commissione Federale di Controllo e Carte del Partito d’azione di Modena
Centro Culturale Francesco Luigi Ferrari, Archivio storico
Centro documentazione donna di Modena, Archivio storico
Archivio di Stato di Modena, Fondo Gabinetto di Prefettura
Archivio storico del Comune di Modena, Atti del Consiglio comunale (anni diversi)
Altre tornate elettorali
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