
Partito Liberale Italiano
Presenti nella vita politica dall’Unità d’Italia, i liberali per lungo tempo non ritengono necessario darsi una struttura partitica, centrati come sono su singole personalità del notabilato che grazie al proprio prestigio (ma anche ai rapporti clientelari) svolgono la loro attività in parlamento e nelle amministrazioni locali. Anche a Modena, pur contando su una solida tradizione, legami molto stretti con il mondo imprenditoriale e la disponibilità di un quotidiano come “La Gazzetta dell’Emilia”, è solo nell’immediato dopoguerra che matura la necessità di una organizzazione più strutturata, soprattutto dopo la sconfitta nelle elezioni politiche del 1919.
Il Partito liberale nasce a Bologna nell’ottobre 1922 dove a prevalere è la corrente di destra favorevole all’alleanza con il Partito fascista, i nazionalisti e anche i popolari. In alcuni casi, diversi esponenti del partito aderiscono direttamente al fascismo, assumendo anche ruoli di primo piano, come nel caso di Arrigo Solmi e Marco Arturo Vicini.
Un progressivo allontanamento dal fascismo avviene dopo il delitto Matteotti, quando alcuni liberali aderiscono al Comitato delle opposizioni. Messo fuori legge come gli altri partiti nel 1926, ben pochi aderenti manifestano esplicitamente una posizione antifascista. Il partito è ricostituito nel 1942 ma le notizie disponibili sono ben poche e fanno principalmente riferimento ad alcuni suoi esponenti che si impegnano nella opposizione al fascismo repubblicano, primo tra tutti il rettore dell’Università, Carlo Guido Mor.
La scarsa partecipazione alla lotta di liberazione, concretizzatasi soprattutto nella presidenza dei Cln di Marano sul Panaro, Castelfranco Emilia e San Felice, crea non pochi ostacoli alla entrata dei liberali negli organismi unitari, compreso quello provinciale.
Il 19 giugno 1945 il Pli convoca la sua prima riunione, che si conclude con l’impegno a mantenere la «tregua e la collaborazione con gli altri partiti», invitati a «costituire il fronte della legalità e dell’ordine pubblico». In ogni caso, il Pli non riesce ad avere a Modena un ruolo significativo nella aggregazione delle forze moderate, dovendo segnare il passo rispetto alla Dc che, dai primi mesi del 1945, ha condotto una dura battaglia contro i comunisti e si è quindi legittimata a tale ruolo anche nel nuovo contesto politico e sociale. Alle elezioni amministrative del 1946, data in cui la sede del partito è collocata in Corso Canalgrande 27, riesce a presentare solo a Modena una propria lista senza però riuscire a eleggere nessun consigliere.
In occasione delle elezioni dell’Assemblea costituente i liberali partecipano con una lista, l’Unione Democratica Nazionale, che mette insieme anche altre forze moderate, come Democrazia del Lavoro, ottenendo in provincia solo 2.064 voti, pari allo 0,74 per cento dei votanti.

