
Partito d’Azione
Il partito si costituisce sul piano nazionale nell’estate del 1942. Nel modenese si formano due centri, uno a Modena e uno a Mirandola. Nel primo caso si tratta di un gruppo di una trentina di persone capeggiato da Ennio Pacchioni e Carlo Ludovico Ragghianti, provenienti da diverse esperienze politiche (repubblicani, socialisti, anarchici). Punto di riferimento il bar Grande Italia di piazzale Garibaldi. Nel secondo caso il nucleo si forma a partire dai un gruppo di insegnanti e docenti del Liceo Pico, per poi diffondersi nel ceto medio urbano di Mirandola. Tra i principali esponenti Roberto Serracchioli (poi fucilato dai fascisti a Rovereto sulla Secchia il 7 agosto 1944) e Sergio Telmon.
Nei primi mesi del 1943 l’organizzazione si rafforza, aggregando nuovi attivisti a Carpi, Formigine, Maranello, Nonantola, Sassuolo e Pavullo, ma alcuni arresti, tra cui Ragghianti, colpiscono il partito.
Alla caduta del fascismo, il Pda dispone in provincia di una trentina di aderenti. Durante la Resistenza il partito conosce una certa crescita, anche per la decisa partecipazione lotta partigiana. Nonostante questo impegno, nei mesi successivi alla liberazione – anche per il ritorno di alcuni dei principali esponenti azionisti nelle province di origine – riesce a raccogliere poche centinaia di iscritti, provenienti per la maggior parte dai ceti medi urbani, e solo in minima parte di estrazione operaia e contadina.

Nel novembre 1945, in occasione del primo congresso del partito, risultano attive 27 sezioni. Il Pda, a livello nazionale, aveva fissato come punti qualificanti della propria linea politica una intransigente pregiudiziale repubblicana, la nazionalizzazione delle imprese e una radicale riforma agraria. Ma nel Pda modenese emergono, e si contrappongono con forza, proprio durante il congresso, due indirizzi alquanto distanti: il primo, che ha in Franco Allegretti il suo punto di riferimento, qualifica il partito come forza coerentemente di sinistra; il secondo, che riesce a prevalere e che trova in Leonida Patrignani, segretario del partito, il suo principale patrocinatore, prefigura invece un partito interclassista, collocato al centro e autonomo dagli altri raggruppamenti politici e dagli organismi di massa.
La fine dell’esperienza dei Cln, organismi centrali nella strategia azionista, le dimissioni di Parri da presidente del Consiglio alla fine del 1945 e le divisioni che si determinano nel primo congresso nazionale del febbraio 1946 provocano un forte disorientamento nel partito, mentre continuano a manifestarsi contrapposizioni: è il caso, ad esempio, dell’adesione insieme a tutti i partiti di sinistra modenesi alla Concentrazione repubblicana democratica, che viene osteggiata dal segretario Patrignani.
Nelle elezioni amministrative del 1946 il Pda, pur presentandosi alle elezioni con lista propria a Mirandola, Modena e Nonantola, riesce ad eleggere propri consiglieri solo all’interno di una lista con Pci e Psi a Formigine, Guiglia e Sassuolo dove entra anche in giunta con un assessore. Nell’ottobre 1947 il partito, già in forte fibrillazione da mesi, si scioglie e la maggior parte dei suoi iscritti aderisce al Psi o al Pri, o si impegna in altre attività, come nel caso di Ennio Pacchioni che diventa il fondatore e il primo presidente dell’Istituto storico della Resistenza.

