
Unione Democratica Nazionale
Nelle elezioni politiche per l’Assemblea Costituente e per il Referendum istituzionale del 2 giugno 1946, fa la sua comparsa sulla scena politica anche l’Unione democratica nazionale (Udn). Si tratta di una lista elettorale di ispirazione moderata, collocata al centro e al centro-destra dello schieramento politico, costituita per raggruppare varie forze di matrice democratica e liberale. Al suo interno convergono il Partito liberale Italiano (Pli), di orientamento liberal-conservatore, e la Democrazia del lavoro (Dl), di stampo demo-laburista; a queste forze si uniscono inoltre alcune formazioni guidate da forti personalità, come l’Unione nazionale per la ricostruzione guidata da Francesco Saverio Nitti (centristi-liberali) e l’Alleanza democratica della libertà di Arturo Labriola (demo-progressisti).
La nascita dell’alleanza viene annunciata a Roma il 3 aprile con un manifesto programmatico compilato da Benedetto Croce e sottoscritto da Nitti, Bonomi e Orlando. Nel testo si premette che il contenuto ideologico dell’unione non è il frutto di un accordo contingente, ma costituisce la sostanza stessa della democrazia e del liberalismo, elementi ritenuti indispensabili per ogni società civile. I firmatari sottolineano un principio cardine: «Non bisogna dimenticare che il liberalismo disgiunto dalla democrazia inclina insensibilmente verso il conservatorismo e che la democrazia, smarrendo la severità dell’idea liberale trapassa nella demagogia e di là nella dittatura». Rispetto alla forma istituzionale dello Stato, il manifesto dichiara la necessità di accettare serenamente l’esito del Referendum, senza voler forzare le coscienze degli elettori. Pochi giorni dopo, il 6 aprile, Ivanoe Bonomi interviene sulla struttura politico-economica dello Stato nascituro, riaffermando il principio del sistema bicamerale con una Camera dei deputati e un Senato eletti da corpi elettorali diversi, in modo da rispecchiare tutte le forze politiche e gli interessi economici e culturali del Paese. Nella stessa sede, Bonomi chiarisce che il capo dello Stato, fosse esso il Re o il presidente della Repubblica, avrebbe dovuto scegliere il capo del governo su designazione del Parlamento, garantendo l’assoluta libertà di coscienza, di culto e la pacifica coesistenza tra Stato e Chiesa. Lo stesso Bonomi ribadisce queste linee guida durante un discorso al Teatro Adriano di Roma, invocando l’istituzione di un’alta Corte costituzionale per la difesa della Costituzione e il frequente ricorso al referendum popolare sul modello svizzero, intesi come unici baluardi contro le risorgenti dittature.
Da quanto si apprende da un articolo comparso su “L’Unità Democratica” del 22 maggio 1946, l’Udn a Modena era formata soltanto dai liberali. Sul piano ideale, l’alleanza sostiene la monarchia poiché la maggioranza del Partito liberale, pur lasciando libertà di coscienza agli iscritti, la considera l’istituto più adatto a garantire la stabilità della nascente democrazia. Tuttavia, come emergerà chiaramente durante la campagna elettorale locale, questa linea non sarà del tutto condivisa sul territorio. Per la XIV Circoscrizione, lo schieramento presenta una lista elettorale di 9 rappresentanti.
A livello locale l’Unione mobilita i propri sostenitori modenesi attraverso conferenze e comizi. Come riportato ne “L’Unità Democratica”, la campagna elettorale prende il via con l’annuncio dell’arrivo dell’onorevole Meuccio Ruini, candidato nella circoscrizione emiliana, che lunedì 22 aprile parla alla cittadinanza. Altro comizio la mattina di domenica 5 maggio 1946 in Piazza Grande, dove parla l’ingegner Giuseppe Tosatti, noto con lo pseudonimo di “Veridicus”. Mentre la folla che aveva assistito ai comizi precedenti degli altri partiti cominciava a diradarsi e la bandiera rossa dal balcone del palazzo municipale veniva ritirata, Tosatti si affaccia per pronunciare il suo discorso, deprecando ogni forma di violenza e illegalità, ricordando che l’Italia ha un disperato bisogno di pace e serenità per risorgere. A conferma delle diverse posture che i partiti tengono sui singoli territori rispetto alle posizioni nazionali, alla domanda diretta giunta dalla piazza che chiedeva se fossero monarchici o repubblicani, il candidato locale Carlo Guido Mor, che si trovava al fianco di Tosatti, dichiara fermamente a nome del gruppo: «repubblicani».
Nelle liste dei candidati della circoscrizione, oltre al capolista Ruini di Reggio Emilia, figurano i dottori Ernesto Avanzani e Alessandro Bassani di Parma, l’avvocato Gaetano Grandi e il dottor Francesco Marenghi del piacentino, e l’avvocato Alberto Morandi di Reggio Emilia. Per la sponda modenese, la lista schiera l’avvocato Renzo Righi, il professor Ennio Rizzatti e lo stesso Carlo Guido Mor, mentre il modenese Tommaso Terzo Borelli viene inserito come candidato qualificato nella vicina circoscrizione di Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì. I risultati delle urne confermano che, nonostante a livello nazionale la lista ottenga un buon riscontro (che garantisce l’elezione di 41 deputati all’Assemblea Costituente), nella circoscrizione emiliana i consensi rimangono molto marginali. I dati di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena evidenziano il totale isolamento della lista moderata rispetto ai grandi partiti di massa: l’Udn raccoglie infatti appena 13.253 voti generali. In termini percentuali all’interno dei singoli territori, l’Unione ottiene la proporzione più bassa a Reggio Emilia con lo 0,92 %, seguita da Modena con l’1,2 % dei suffragi, Parma con l’1,81 % e Piacenza con il 2,17 %. La metà dei voti raccolti si concentra quindi nel capoluogo di provincia mentre la diffusione sul territorio è piuttosto marginale.
All’interno del territorio modenese, lo spoglio delle schede per la Costituente confina l’Unione in quinta posizione, sia nel capoluogo che nel resto del territorio. Nella provincia di Modena l’Udn raccoglie 3.352 voti complessivi, mentre a Modena città, conferma la quinta posizione ottenendo appena 1.396 voti. A causa del bassissimo numero di preferenze e del mancato raggiungimento dei quozienti necessari, l’Unione chiude la tornata elettorale con nessun eletto nella XIV Circoscrizione, lasciando i candidati modenesi Righi, Rizzatti e Mor esclusi dall’Assemblea Costituente.
