Messerotti Bruno
Nasce a Modena il 19 febbraio 1915 da Vittorio e Lucia Corradini. Il padre è uno dei principali esponenti dell’anarchismo modenese, costretto all’esilio e condannato al confino. Quando Bruno decide di aderire al Partito comunista, tra padre e figlio si determina una profonda frattura, alimentata dalle posizioni decisamente anticomuniste del padre e dalla sua ambigua partecipazione a un giornale, “Giustizia sociale”, pubblicato dall’Unione dei lavoratori dell’industria durante il periodo della Rsi. L’impegno nel movimento comunista si manifesta nel 1936, quando la polizia riceve una soffiata che lo indica come particolarmente attivo nello stabilire contatti con compagni sparsi in varie località della provincia, nell’organizzare incontri e nel predisporre la diffusione di materiale clandestino. Nel corso di quell’anno viene chiamato a svolgere il servizio di leva in un reggimento di artiglieria a Bressanone e per questo interrompe i contatti con l’antifascismo modenese.
Approfittando di una licenza, ritorna a Modena, ma scopre che i suoi compagni più fidati sono stati arrestati. Tornato al reparto di Bressanone, nel gennaio 1937 viene trasferito al carcere di Sant’Eufemia di Modena, dove apprende di essere stato proposto per una condanna al confino di cinque anni: essendo ancora militare viene trasferito presso il carcere di Portoferraio. Il 24 aprile del 1937 termina il servizio di leva e viene inviato al confino a Bonorva (Sassari).
Da qui viene ulteriormente trasferito alle isole Tremiti dove, come scrive la polizia, “ebbe modo di dimostrare quanto fosse avverso al regime, fosse ribelle e non suscettibile di rieducazione”. In effetti rifiuta di fare il saluto romano e per questo subirà numerose punizioni, tra cui quella di essere condotto in un carcere: dal 24 febbraio 1938 sconterà quattro mesi presso il carcere di San Severo, poi altri quattro mesi a Lucera (Foggia).
Il 12 gennaio 1939 viene trasferito a Ponza dove rimane fino all’agosto di quell’anno: in quel periodo studia con “accanimento e disciplina” tutte le materie che il partito insegna. Finisce di scontare la pena del confino alle Tremiti come internato civile, dove rimane fino all’agosto del 1943, continuando a studiare e ad insegnare.
Rientra a Modena soltanto il 21 agosto 1943, ma viene subito richiamato alle armi, sempre a Bressanone, dove viene catturato dai tedeschi l’8 settembre e portato nella Prussia orientale come internato militare italiano. Liberato dall’esercito russo nel gennaio 1945, si occupa per alcuni mesi della formazione politica degli italiani rimasti nei campi. Il suo rientro in Italia avviene il 2 ottobre 1945, quando inizia a impegnarsi immediatamente in favore dei reduci per conto del Partito comunista.
Il 31 marzo 1946 viene eletto nel Consiglio comunale di Modena (con il nome errato di Masserotti) in rappresentanza del Pci. L’anno successivo diventa vicesegretario della Confederterra, carica che ricopre fino al dicembre 1948, e viene eletto nella Commissione esecutiva della Camera confederale del lavoro di Modena, conservando incarichi nel Partito (membro dell’esecutivo provinciale della Federazione comunista di Modena), da cui viene allontanato nel 1948 per valutazioni negative sugli accordi sindacali raggiunti.
Dopo l’iniziale attività a favore della creazione di un’unica associazione dei combattenti e dei deportati, dal 1950 inizia a collaborare con l’Istituto storico della Resistenza ed è tra i promotori della prima manifestazione nazionale della Resistenza nei campi di sterminio, che si svolge a Carpi l’8-9 dicembre 1955, per poi divenire segretario dell’Anppia, l’associazione dei perseguitati politici antifascisti.
Pur continuando a svolgere attività nel partito e nell’amministrazione comunale di Modena (nelle elezioni amministrative del giugno 1951 e maggio 1956 viene rieletto in Consiglio comunale, diventando anche assessore, dimissionario nel 1959), ritenendo di essere stato esautorato ingiustamente inizia un duro confronto con le varie istanze dirigenti del Pci per aver riconosciuta la sua correttezza politica. Una dialettica fatta di continue istanze, lettere, articoli inviati ai giornali, che si alimenta delle tensioni provocate dal XX congresso del Pcus con la condanna dello stalinismo e dalle vicende ungheresi del 1956, e che lo vedono in prima linea nel chiedere il rinnovamento del partito. Nel 1966 di fronte al percorso unitario avviato da socialisti e socialdemocratici dopo la nascita dei governi di centro sinistra, decide di uscire in aperta polemica dal Pci, per aderire al Partito socialista.
Muore a Modena l’11 gennaio 1972.
Fonti
- Luciana Bedogni, Il partito comunista nel modenese, Tesi di Laurea, AA 1982-1983
- Lorenzo Bertucelli (et al.), Un secolo di sindacato. La Camera del lavoro a Modena nel Novecento, Ediesse 2001
- Dizionario storico dell’Antifascismo modenese, Unicopli 2012, vol. 2. Biografie, ad nomen
- Istituto storico di Modena, Fondo Messerotti, b.17, Frammenti di vita vissuta nel PCI e per il PCI (1933-1966)
- Istituto storico di Modena, Gavioli, Messerotti, Resca 20 anni di vita e di azione della Camera confederale del lavoro di Modena e provincia 1945-1965, Fondo Ennio Resca
- Istituto storico di Modena, Archivio della Federazione modenese del Pci, Commissione Federale di Controllo
Cognome
Messerotti
Nome
Bruno
Data di nascita
19/02/1915
Sesso
Uomo
Comune di nascita
Modena
Professione
Barbiere
Attività politica
| Tornata | Comune | Partito | Carica |
|---|---|---|---|
| Elezioni amministrative 1946 | Modena | PCI | Consigliere/a |
