
Partito Comunista Italiano
La Federazione modenese del Partito comunista d’Italia nasce il 20 febbraio 1921. I suoi principali esponenti provengono in larga parte dalla Federazione giovanile socialista, ma anche da alcuni gruppi anarchici. Il nuovo partito è costretto da subito ad operare in una condizione di semi-clandestinità, perché fascisti e autorità di polizia intervengono continuamente ad impedirne le attività. Nonostante le difficoltà, nelle elezioni politiche del 1924 ottengono un risultato sorprendente: un partito con soli 140 iscritti raccoglie 4.196 voti, il 5.5 per cento del totale.
In realtà questa piccola organizzazione è attraversata da forti tensioni, dovute allo scontro tra la linea di ‘sinistra’ di Bordiga – che raccoglie il consenso del gruppo fondatore del partito modenese – e quella di ‘centro’ di Gramsci. Nel congresso clandestino che si svolge a Ganaceto nel dicembre 1925 si afferma definitivamente la linea di Gramsci, ma nel giro di qualche mese il partito – che ha raggiunto i 257 iscritti – si deve adattare a una condizione di totale clandestinità, a seguito delle leggi eccezionali del 1926 e la nascita della dittatura fascista.
L’attività prevalente diventa quella della propaganda e soprattutto della difesa della struttura clandestina, continuamente colpita dall’azione repressiva. Sono centinaia i comunisti modenesi controllati, ammoniti, arrestati e condannati al carcere, inviati al confino politico, costretti ad emigrare in altre città o all’estero per evitare persecuzioni. Nel 1929 e fino al 1933 il Comitato federale del partito è spostato a Carpi, per le difficoltà ad operare nel capoluogo. Numerosi sono i cambi nel gruppo dirigente, a causa dei continui arresti dei militanti.
Una ripresa di attività si registra nella seconda metà degli anni Trenta, a seguito dell’aggressione fascista all’Etiopia e della guerra di Spagna, ma nel giro di poco tempo il partito è di nuovo disarticolato dall’azione repressiva delle autorità. Quando l’Italia entra in guerra, nel 1940, ormai la presenza comunista in provincia è episodica, e qualche tentativo di riorganizzazione a Modena, Carpi e Mirandola si concretizza soprattutto tra il 1942 e il 1943, quando il partito a seguito dello scioglimento dell’Internazionale comunista si trasforma il Partito comunista italiano.
Alla caduta del fascismo rientrano dal confino e dalle carceri diversi militanti, e il Partito consolida la propria struttura. Dopo l’occupazione tedesca, gli appelli immediati alla mobilitazione non trovano una risposta convinta probabilmente Dopo l’occupazione tedesca, gli appelli immediati alla mobilitazione non trovano una risposta convinta, per le perplessità presenti sulla possibilità di creare formazioni partigiane in montagna e in pianura.
Solo con il cambio dei principali dirigenti queste incertezze sono superate e, nel corso del 1944, il partito è protagonista della costruzione del movimento partigiano. Permangono però tensioni e diversità di linea politica soprattutto con democristiani e socialisti. Ed è difficile convincere i nuovi aderenti – gli iscritti passano dai 2.000 del 1944 ai 5.000 poco prima della Liberazione – che il partito non intende muoversi in una prospettiva rivoluzionaria, una volta liberato il Paese.
Dopo il 25 aprile il partito conosce uno sviluppo impressionante, passando da 20.000 iscritti di aprile a 42.000 in estate, per arrivare a 51.000 organizzati in occasione del congresso d’ottobre 1945 (primo incontro ‘legale’ dopo vent’anni di attività). Gli aderenti sono prevalentemente operai, braccianti e mezzadri, con una forte presenza di donne (il 37 per cento del totale) e di giovani.
I problemi principali che il gruppo dirigente si trova di fronte è strutturare il partito e controllarne le articolazioni, consolidare il consenso e la simpatia che raccoglie tra la popolazione, vincere la “mentalità clandestina” ancora presente in alcuni suoi esponenti, gestire i problemi della violenza postbellica, che coinvolge numerosi partigiani comunisti in episodi di giustizia sommaria.
Alle elezioni amministrative del 1946 comunisti e socialisti conquistano 41 comuni su 46 con il 70 per cento dei voti, e i comunisti risultano essere il primo partito in termini di consenso elettorale, raccogliendo anche in occasione delle elezioni per l’Assemblea costituente 123.336 voti, pari al 44,11 per cento del totale.

Galleria
Risultati elettorali
Comuni dove il partito ha vinto per tornata elettorale
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