Cremaschi Olindo
Nasce a Limidi di Soliera il 17 agosto 1899. La sua è una famiglia di mezzadri e inizia giovanissimo ad interessarsi alle lotte dei contadini. Si iscrive al Partito socialista a Soliera. Nel 1921, dopo la scissione di Livorno, passa alla gioventù comunista e fonda a Soliera la sezione del Partito. Entra quindi a far parte del Comitato direttivo della Federazione provinciale del Partito comunista d’Italia.
Nel 1922 i fascisti assaltano la sede del Psi di Soliera e per protesta organizza una partecipata manifestazione pubblica. Il suo impegno si dirige verso i lavoratori della terra, in particolare i mezzadri, cercando di creare una organizzazione contadina, creando delle sezioni su base territoriale che comprendesse le istanze di tutte le categorie del settore fatto di proposte concrete quali: abolizione delle regalie e delle servitù gratuite, costo dei concimi per 2/3 a carico dei concedenti, proroga dei contratti di affittanza, miglioramento dei salari per i braccianti, abolizione dei profitti di guerra.
Organizza quindi una serie di assemblee e manifestazioni che, tra il 1922 e il 1926, vedono un’ampia partecipazione di contadini. Quando nel 1927 iniziano gli arresti dei comunisti modenesi, che portano in carcere un gran numero dei membri del Comitato Federale, viene attivato un Comitato federale di riserva, di cui fa parte e che, scrive, “mi permise di conservare ovunque nella Provincia le basi di appoggio per il lavoro di Partito, mantenendo sempre vivo lo spirito di lotta dei contadini”.
Viene arrestato l’8 novembre 1930 assieme a tre suoi fratelli e ad altre decine di comunisti per aver organizzato una grande manifestazione di contadini: a causa di quell’arresto il padre deve subire l’escomio da parte del padrone e soltanto la solidarietà dei contadini e di un proprietario consentono alla sua famiglia di ottenere un altro podere in affitto.
Processato dal Tribunale speciale nel 1931, viene condannato a 5 anni di reclusione, oltre a 3 anni di vigilanza speciale. Liberato nel 1932 per amnistia riprende il suo posto nella lotta antifascista. Nuovamente arrestato nel 1933 viene condannato al confino nell’isola di Ponza e definitivamente liberato nel luglio 1936. Tornato a casa riprende i contatti con il Partito ed entra nel Comitato federale come responsabile della politica agraria del Partito, incarico che mantiene fino alla fine della guerra di liberazione.
Dopo l’8 settembre 1943 inizia un’opera di organizzazione di basi clandestine presso abitazioni di contadini per poter nascondere i prigionieri di guerra e con un’azione coraggiosa riesce a far passare la frontiera un gruppo di prigionieri inglesi. Queste basi serviranno in seguito come depositi di armi e di viveri per i partigiani. In questo periodo è responsabile del Partito comunista in tre zone operative della pianura modenese.
La sua attività è rivolta a rafforzare l’azione dei Comitati di difesa dei contadini che, tra il 1943 e il 1944, vengono creati in tutti i comuni ottenendo il risultato di convincere molti contadini a disertare i raduni di bestiame, rifiutare la consegna dei prodotti agricoli ai tedeschi e ai fascisti, pur con la costante minaccia di rappresaglie ed arresti. La sua capacità di organizzare la trebbiatura del grano in modo che una parte venisse trattenuta per il fabbisogno dei contadini e di distribuirlo a prezzo politico alle famiglie più povere, vede la mobilitazione di grandi masse di contadini, sostenute dal movimento partigiano che si andava consolidando.
Finita la guerra, viene eletto segretario della Federterra. Dal 1945 al 1956 è nel Comitato federale del Pci. Nel 1946 viene prima eletto nel Consiglio comunale di Modena e poi all’Assemblea costituente, dove prende il posto di Alfeo Corassori, che sceglie di rimanere sindaco di Modena: per questo motivo Cremaschi lascia la direzione della Federterra nel mese di settembre.
Viene eletto consigliere provinciale nel 1951 e nel 1956 consigliere comunale a Formigine. Eletto in Parlamento per le due legislature del 1948 e del 1953, fa parte prima della Commissione Agricoltura e Foreste e poi della Commissione Lavoro e Previdenza, svolgendo il suo incarico con competenza e concretezza delle proposte (risultano agli atti della Camera 119 interventi nelle Commissioni, e 48 proposte di legge) al punto che molte delle proposte da lui sostenute sono entrate a far parte della legislatura agraria italiana. Per questo motivo la sua popolarità tra i contadini rimane molto grande. Dopo il 1958 diventa presidente della Alleanza cooperative modenesi e membro del Consiglio della Centrale del latte di Modena.
Nel 1966 viene eletto presidente dell’Alleanza provinciale dei contadini, contribuendo ad elevare il prestigio di questa organizzazione, che assume il carattere di organizzazione professionale, capace di rispondere alle esigenze dei produttori agricoli. Abbandona la presidenza dell’Alleanza nel 1970, a seguito di gravi problemi di salute. Muore a Modena il 31 agosto 1974.
Fonti
- L’Unità, 3 settembre 1974, L’estremo saluto al compagno Olinto Cremaschi
- Walter Silingardi, Olinto Cremaschi. Un nobile combattente per la democrazia e per l’emancipazione dei contadini, in “Rassegna di Storia dell’istituto Storico della Resistenza in Modena”, n. 7, ottobre 1988
- Istituto storico di Modena, Fondo Cremaschi, memoriale Olinto Cremaschi
- Istituto storico di Modena, Archivio della Federazione modenese del Pci, Commissione Federale di Controllo
- Atlante delle formazioni partigiane modenesi, Olinto Cremaschi
- Camera dei deputati, Portale storico, ad nomen
Cognome
Cremaschi
Nome
Olindo
Data di nascita
17/08/1899
Sesso
Uomo
Comune di nascita
Limidi di Soliera
Professione
Mezzadro
Attività partigiana
Nome di battaglia
Luigi
Gruppo di appartenenza
Brigata Ivan
Attività politica
| Tornata | Comune | Partito | Carica |
|---|---|---|---|
| Elezioni amministrative 1946 | Modena | PCI | Consigliere/a |
