Corassori Alfeo
Nasce a Campagnola il 3 novembre 1903 da Antonio e Rosa Tirabassi. Figlio di contadini, inizia a lavorare come bracciante a Carpi.
All’età di 16 anni aderisce alla Federazione giovanile socialista di Guastalla e con la costituzione del Partito comunista nel 1921 aderisce alla Federazione giovanile comunista di Mancasale (Reggio Emilia). Trasferitosi a Carpi nel 1922 viene incaricato dalla Federazione comunista di Modena di reperire armi e munizioni per gli antifascisti modenesi. Per questo motivo nel 1923 viene prima denunciato e poi condannato a quattro mesi di arresto.
Uscito dal carcere continua a svolgere attività antifascista non soltanto nel modenese, ma anche in diverse località del mantovano e reggiano dove si trasferisce per motivi di lavoro.
Nel 2° Congresso del Partito comunista (1925) la sua adesione alla linea bordighiana lo porta allo scontro con i compagni di partito che sostengono le posizioni di Antonio Gramsci.
Dal 1926 inizia a lavorare a Modena e continua a svolgere una costante attività politica: sapendo di essere ricercato si trasferisce a Milano dove cambia nome e vive in semi clandestinità.
Nel 1927 viene arrestato in quanto trovato in possesso di pubblicazioni antifasciste: viene bastonato a sangue per fargli confessare la provenienza del materiale. Trasferito a Roma viene condannato a 10 anni di reclusione: rimarrà 19 mesi nel carcere di Volterra e trasferito per 4 anni a Pallanza. Nel 1932, a seguito di amnistia viene scarcerato, ma nel 1933 viene nuovamente arrestato a Littoria, dove lavorava, e nel gennaio 1934 condannato dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato a 5 anni di confino da scontare a Ponza. Nel 1939 viene trasferito alle Tremiti, da cui viene scarcerato in agosto. Si trasferisce quindi a Carpi. Nel settembre 1939 viene chiamato alle armi e assegnato ad un reggimento di stanza a Imperia, fino al marzo 1940 quando gli viene concessa la licenza illimitata per avere altri due fratelli sotto le armi.
Il 25 luglio 1943 la polizia lo cerca per arrestarlo: latitante per un mese, appena rientrato a casa viene fermato e condotto in carcere per una quindicina di giorni, quindi rimesso in libertà. Dall’8 settembre 1943 è responsabile militare del Pci a Modena, alla fine di dicembre diventa segretario della Federazione al posto di Luigi Benedetti. È poi trasferito alla federazione di Bologna e nell’aprile del 1944 viene arrestato dalle SS a Bologna, a seguito di una delazione, venendo liberato dopo otto giorni. Ispettore del partito per Forlì, Ravenna e Ferrara dal maggio al settembre del 1944, ritorna a Modena per entrare come rappresentante comunista nel Cln, dove rimane fino al gennaio 1945, quando passa al Triumvirato insurrezionale dell’Emilia Romagna fino al 20 aprile 1945.

Il 22 aprile 1945, con la liberazione di Modena, assume la carica di sindaco della città, su designazione del Cln, scelto in rappresentanza di quella aspirazione a tramutare l’inflessibile opposizione al fascismo in necessità di avviare la rinascita del paese. Pur essendo figura di spicco all’interno del PCI (nel 1946 entra nel Comitato centrale e nella Commissione Centrale di Controllo) si pone al di sopra delle parti e riesce a rappresentare tutti i cittadini.
Il 2 giugno 1946 viene eletto deputato all’Assemblea Costituente, mandato a cui rinuncia l’11 settembre per dedicarsi completamente al ruolo di sindaco. Declina anche l’invito a candidarsi alle politiche del 1948, rimanendo sindaco di Modena fino al 1962. La lunga sindacatura da un lato è la prova del carisma conquistato sul campo della lotta contro il nazifascismo e dall’altro il segno di una forte identificazione tra l’élite amministrativa e la comunità locale. È poi da sottolineare che un’alta percentuale di delibere vennero approvate all’unanimità dal Consiglio comunale, a testimonianza della sua capacità di mediare e operare nell’interesse dell’intera comunità.
Il primo mandato come sindaco si caratterizza per un deciso impegno per affrontare la carenza degli alloggi (erano circa 10.000 i senzatetto), la forte disoccupazione (oltre 50.000 disoccupati tra il 1948 e il 1949) e il Piano della ricostruzione della città (1947). Per raggiungere quegli obiettivi avvia un efficace dialogo con i ministeri competenti, ottenendo finanziamenti e autorizzazioni per avviare importanti lavori pubblici anche attraverso il contributo dei cittadini proprietari di case e dei produttori di prodotti agricoli.
Il secondo e il terzo mandato (dal 1951 al 1960) sono invece nel segno della trasformazione economica, sociale ed urbanistica: viene inaugurato il Mercato Bestiame, si avvia la costruzione del nuovo Policlinico (terminato nei primi anni Sessanta), viene realizzato un grande piano di edilizia scolastica e civile, vengono sviluppati investimenti in infrastrutture e fonti energetiche (in particolare la distribuzione del gas metano). Vedono la luce i primi villaggi artigiani con cui il Comune – che mette a disposizione aree per costruire laboratori, officine, piccoli stabilimenti – pone le premesse per lo sviluppo della meccanica e dell’intera economia modenese.
Un tratto costante delle amministrazioni guidate da Corassori è la progettazione di importanti interventi urbanistici in parallelo con quelli in favore delle strutture sociali per la cittadinanza (scuole e prevenzione sanitaria per bambini e anziani. Riconfermato nel 1960, si dimette nel settembre 1962 per poi essere eletto presidente dell’Alleanza cooperativa modenese, fino alla sua morte, che avviene a Modena il 27 novembre 1965.
Alla Camera dei Deputati nella seduta del 14 dicembre dello stesso anno, in occasione della commemorazione della sua scomparsa, l’onorevole Attilio Bartole (in rappresentanza della DC) lo ricorda con “una costante sollecitudine a piegarsi con animo fraterno sulla sventura degli umili e come esempio di pietà e umana solidarietà, su cui io stesso, che oso richiamarmi a principi cristiani, ho dovuto spesso meditare”.
Fonti
- Alfeo Corassori, Federazione Comunista Modenese, Tipolito AGAM 1968
- Luciana Bedogni, Alfeo Corassori, in “Rassegna di Storia dell’Istituto Storico della Resistenza di Modena”, n. 7, ottobre 1988
- Stefano Magagnoli, Nora Liliana Sigman, Paolo Trionfini (a cura di) Democrazia, cittadinanza e sviluppo economico. La costruzione del welfare municipale a Modena negli anni della Repubblica, Carocci 2003
- Maria Carfi, Giovanni Taurasi, Dalla notte all’alba della democrazia. I Comitati di Liberazione Nazionale di Modena (1943-1946), Mimesis 2015
- Giovanni Taurasi (a cura di), Sindaco Corassori Operaio Alfeo, Modena 2015 Catalogo della mostra omonima
- Dizionario storico dell’Antifascismo modenese, Unicopli 2012, vol. 2. Biografie, ad nomen
- Istituto storico di Modena, Archivio della Federazione modenese del Pci, Commissione Federale di Controllo
- I partigiani d’Italia. Lo schedario delle commissioni per il riconoscimento degli uomini e delle donne della Resistenza
Cognome
Corassori
Nome
Alfeo
Data di nascita
03/11/1903
Sesso
Uomo
Comune di nascita
Campagnola (RE)
Comune di residenza
Modena
Professione
Fornaciaio
Attività partigiana
Nome di battaglia
Walter
Gruppo di appartenenza
Cumer
Attività politica
| Tornata | Comune | Partito | Carica |
|---|---|---|---|
| Elezioni amministrative 1946 | Modena | PCI | Sindaco/a |
