Gina Borellini nasce a San Possidonio il 24 ottobre 1919 in una famiglia di piccoli coltivatori. Costretta ad abbandonare precocemente gli studi per ragioni economiche, a sedici anni sposa Antichiano Martini, falegname di Concordia. La sua maturazione politica avviene attraverso il lavoro: partecipa alle dure campagne della monda in Piemonte e, nel 1943, è tra le organizzatrici dello sciopero delle mondine nel Novese. Dopo l’8 settembre 1943, insieme al marito, aderisce alla Resistenza. Inizialmente presta soccorso ai militari sbandati, poi assume il ruolo di staffetta e combattente con il nome di battaglia “Kira”. Parallelamente, organizza i Gruppi di difesa della donna a Concordia, animando nel tardo autunno del 1944 una significativa manifestazione contro la guerra che porta un rappresentante del Cln a parlare dal balcone del Palazzo comunale.

Il 22 febbraio 1945 viene arrestata insieme al marito durante un rastrellamento nella loro abitazione, divenuta base partigiana. Nonostante le atroci torture subite, viene rilasciata, mentre il marito cade vittima di una rappresaglia il 19 marzo. Rimasta sola e in clandestinità, Borellini prosegue la lotta armata come ispettrice nella Brigata Remo con il grado di capitano. Il 12 aprile 1945, durante un attacco fascista a un rifugio, rimane gravemente ferita: subisce l’amputazione di una gamba e nuovi interrogatori in ospedale, salvandosi solo grazie all’arrivo della Liberazione.

 

Scheda anagrafica per il riconoscimento qualifiche e ricompense ai partigiani, in ACS, Fondo Ricompart, consultabile nel portale “I partigiani d’Italia” (in nota)

 

Nel dopoguerra la sua militanza si sposta sul piano istituzionale. Eletta nel 1946 in Consiglio comunale a Concordia nelle liste del Pci, riceve nel 1947 la Medaglia d’oro al valor militare. Questo riconoscimento e il suo carisma la portano alla Camera dei deputati, dove siede per tre legislature dal 1948 al 1963 nelle file del Fronte popolare. Il suo impegno prosegue negli enti locali, come consigliera provinciale e capogruppo del Pci nel Consiglio comunale di Sassuolo, e nella presidenza dell’Anmig di Modena, incarico che ricopre per trent’anni dal 1960.

Protagonista delle lotte per i diritti femminili, è tra le fondatrici dell’Udi a Concordia e di una cooperativa di abbigliamento. Emblematico resta l’affetto delle donne dell’Udi che le confezionano il cappotto per la sua prima seduta in Parlamento. Testimone dell’eccidio delle Fonderie Riunite del 1950, ne chiede conto in aula al ministro Scelba. Attraverso la doppia militanza nell’Udi e nel Pci, Borellini traduce i valori di solidarietà e antifascismo in politiche concrete per il miglioramento della vita della comunità. Nel 1993 riceve l’onorificenza di Commendatore della Repubblica. Muore a Modena nel 2007. Dieci anni dopo, nel 2017, la città di Modena le dedica una stele nel Parco della Resistenza.

 

Fonti

Borellini Gina

Cognome
Borellini
Nome
Gina
Data di nascita
24/10/1919
Sesso
Donna
Comune di nascita
San Possidonio
Comune di residenza
Concordia sulla Secchia
Professione
Mondina


Attività partigiana

Nome di battaglia
Kira

Gruppo di appartenenza
Brigata Remo

Attività politica

TornataComunePartitoCarica

Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena - E.T.S.


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