Barbolini Norma
Norma Barbolini nasce a Sassuolo il 3 marzo 1922 da Lazzaro e Aderita Zuccarini. Cresce nel quartiere operaio di Borgo Venezia e, rimasta orfana di padre, è costretta ad abbandonare gli studi dopo le elementari per sostenere la famiglia. A quattordici anni entra come operaia alla Ceramica Marazzi. Il 7 ottobre 1941 è tra le protagoniste di uno sciopero che coinvolge un centinaio di lavoratrici: il corteo raggiunge l’ufficio annonario per protestare contro il razionamento alimentare e chiedere aumenti salariali. Invitata dal Podestà a parlare dal balcone per calmare la folla, Barbolini esorta invece le compagne a non riprendere il lavoro fino alla consegna delle tessere annonarie. A causa di questa azione viene licenziata e subisce il boicottaggio delle altre ceramiche del comprensorio.
Nell’agosto 1943, come membro della commissione interna della fabbrica Saces, entra in contatto con il nucleo antifascista legato al fratello Giuseppe, composto da Antonio Bertolini, Eugenio Forghieri, Gino Schianchi, Carlo Stampa e Ottavio Tassi. Subito dopo l’8 settembre 1943 partecipa alle prime azioni di recupero di armi e munizioni abbandonate dai soldati a Sassuolo, insieme a Cesare Gibellini e Antonio Braglia. Con l’intensificarsi della lotta armata, sale sull’Appennino modenese insieme a un gruppo di giovani concittadini. Inizialmente opera come staffetta nella formazione comandata da Giovanni Rossi e, dopo la caduta di quest’ultimo, passa sotto il comando del fratello Giuseppe.
Il momento di massima responsabilità giunge quando il fratello rimane ferito in uno scontro con i nazifascisti a Cerré Sologno: Norma assume il comando della I Divisione partigiana Ciro Menotti fino alla sua guarigione. Per il valore dimostrato in combattimento e nelle funzioni di comando, le viene conferita la Medaglia d’argento al valor militare e la qualifica di capitano dell’Esercito italiano.
Dopo la Liberazione torna al lavoro in fabbrica e si impegna attivamente nel sindacato nazionale ceramisti, partecipando alle trattative contrattuali. La sua attività prosegue nelle file del Pci, dell’Anpi e dell’Udi. Nelle prime elezioni amministrative libere viene eletta in Consiglio comunale a Sassuolo, dove ricopre anche l’incarico di assessora. Sposata con il partigiano Emilio Niccioli, si trasferisce successivamente a Modena, continuando a ricoprire ruoli dirigenti nell’Udi e nel Consiglio provinciale dell’Anpi. Si spegne a Modena il 14 aprile 1993.

Fonti
- Norma Barbolini, Donne Montanare. Storie di antifascismo e resistenza, Modena, Coptip s.d.
- Atlante digitale delle formazioni partigiane modenesi, Norma Barbolini
- I partigiani d’Italia. Lo schedario delle commissioni per il riconoscimento degli uomini e delle donne della Resistenza
Cognome
Barbolini
Nome
Norma
Data di nascita
03/03/1922
Sesso
Donna
Comune di nascita
Sassuolo
Comune di residenza
Sassuolo
Professione
Casalinga
Attività partigiana
Nome di battaglia
Milena
Gruppo di appartenenza
Banda Rossi, poi formazione Barbolini, poi I Divisione Ciro Menotti
Attività politica
| Tornata | Comune | Partito | Carica |
|---|---|---|---|
| Elezioni amministrative 1946 | Sassuolo | PCI | Consigliere/a |
