Mario Merighi
Mario Merighi nasce a Viterbo il 9 settembre 1876 da Pietro e Anna Fabiani e muore a Mirandola l’11 aprile 1970. Medico di fama internazionale (per gli studi sulla tubercolosi) e uomo politico di fede socialista, nel 1946 viene eletto alla Costituente nel Collegio di Parma. Da Viterbo si trasferisce presto nel modenese, insieme alla famiglia. Fin da giovanissimo matura l’interesse per l’impegno sociale e politico, in una famiglia di tradizioni progressiste che annovera, tra gli altri, il garibaldino Augusto (zio paterno di Mario, morto a 84 anni nell’agosto del 1920 e salutato da grandi onori).
Nel 1896 Mario si iscrive al Partito Socialista, militando nell’ala riformista di Leonida Bissolati e Alfredo Bertesi. Nel 1899 si laurea in Medicina all’Università di Modena e nell’agosto di quello steso anno ottiene una condotta medica, in via provvisoria, a Castelleone, in provincia di Cremona. Nel 1902 viene chiamato dal Comune di Mirandola a ricoprire l’incarico di medico condotto nelle frazioni di Quarantoli e Tramuschio. A Mirandola rimane tre anni. Nel 1905 è costretto alle dimissioni per divergenze di natura politica con la Giunta. Ottiene quindi altre condotte mediche a Capalbio (frazione del Comune di Orbetello) nel 1905 e a Concordia (Modena) nel 1907. Nel 1909 torna a Mirandola come medico condotto e direttore del reparto di Medicina e per cronici dell’Ospedale.
È attivo promotore di associazioni e cooperative di produzione e consumo, e dedica notevoli energie al miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni meno agiate. Consigliere comunale a Mirandola dal 1907 al 1909, si dimette per incompatibilità con l’incarico professionale ottenuto quell’anno. Nel 1910 diviene presidente della locale Società Operaia. Nel 1912 alle funzioni mediche aggiunge quelle di ufficiale sanitario.
Nel 1912, in coincidenza con l’espulsione dal Partito socialista dell’ala bissolatiana, il suo impegno politico si affievolisce ma non cessa del tutto, tanto è vero che viene segnalato per la prima volta nel Casellario Politico Centrale nel 1914.
Il 21 maggio 1915 è richiamato alle armi come sottotenente. Durante il conflitto diviene tenente e poi capitano ed ottiene una croce al merito di guerra.
Nel dopoguerra è tra le fila dei Socialisti Indipendenti e si impegna attivamente nelle elezioni del 1919 e del 1921. È promotore e presidente (luglio 1921) dell’Associazione Nazionale Combattenti di Mirandola, nella quale riesce a limitare per alcuni anni le ingerenze dei fascisti e a promuovere due cooperative: una edilizia e l’altra agricola, presso la sottosezione di San Martino Spino. Nell’agosto del 1921 denuncia, sempre la connivenza di due carabinieri di San Martino Spino con gli squadristi più violenti. Come presidente dei combattenti promuove un convegno di pacificazione tra le forze politiche, che si svolge l’8 settembre in sottoprefettura ma che non ottiene alcun risultato a causa dell’intransigenza dei fascisti. Per la sua attività nel campo politico e sociale diviene uno dei principali bersagli dei fascisti, che nel 1922 (anno della sua nomina a direttore provvisorio dell’Ospedale) lo assalgono a bastonate (in febbraio) ed effettuano due attentati contro la sua abitazione, la prima volta in maggio, con un grosso petardo, la seconda in luglio con un ordigno e con colpi di rivoltella.
Il 5 novembre 1926 rinuncia alla direzione dell’ospedale e alla condotta urbana per divenire primario medico del nosocomio cittadino, concentrandosi sulla soluzione di uno dei problemi socio-sanitari dell’epoca: la tubercolosi.
Come tisiologo si mette in luce a livello internazionale. A livello locale, per le sue competenze e la stima di cui gode nella comunità mirandolese i fascisti non sembrano poter prescindere dalla sua opera, anche perché Merighi mantiene un contegno riservato sul piano politico.
Nel 1932 viene nuovamente nominato direttore dell’ospedale e nel marzo di due anni dopo è radiato dallo schedario dei sovversivi «avendo serbata ininterrotta buona condotta morale e politica e dimostrandosi di essersi ravveduto». In realtà, resta un punto di riferimento per gli antifascisti mirandolesi. In pensione dal 1941 per raggiunti limiti di età, partecipa, a partire dal 1943, alle riunioni che preparano la creazione del Comitato Nazionale di Liberazione clandestino di Mirandola. In più di una occasione presta assistenza a partigiani feriti e ad alleati. Nel marzo 1944 viene arrestato dalla Guardia Nazionale Repubblicana a scopo intimidatorio, con l’accusa di propaganda antifascista, ma viene rilasciato. Nel febbraio 1945 viene nuovamente chiamato a dirigere l’ospedale e il reparto per tubercolotici. Dopo la Liberazione, il 2 febbraio 1946, è nominato segretario provinciale del Psiup. Il 2 giugno 1946 viene eletto deputato all’Assemblea Costituente nel XIV Collegio, con 7.634 preferenze. Di grande rilievo sono i suoi interventi sui diritti del cittadino alla salute, pronunciati in aula nella primavera del 1947. Prende parte, in particolare, alla discussione dell’articolo 32 della Costituzione, sulla tutela della salute degli individui, e dell’articolo 38, sull’assistenza e previdenza sociale. Il 24 aprile 1947 Merighi afferma ad esempio che «la salute è il primo requisito essenziale per la libertà dell’individuo. Un individuo malato o minorato nelle sue capacità fisiche e intellettuali, indubbiamente non è più un uomo libero. Ecco perché noi, volendo che il problema sanitario entri nella Costituzione italiana, intendiamo anche attenerci ad un principio di libertà fondamentale per l’individuo».
Dopo le elezioni del 18 aprile 1948 attacca duramente il patto d’unità d’azione coi comunisti e la sua lotta per l’autonomia del Partito lo conduce ad uscire dal Psi e ad entrare nel Psdi alla fine di aprile del 1949. Nel 1953 matura posizioni di parziale riavvicinamento al Psi per la contrarietà alla “legge truffa”.
In pensione come medico, continua il suo impegno politico in Consiglio comunale a Mirandola (dal 1956 al 1959) e quello sociale nell’associazionismo di categoria. Dal 1952 al 1957 ricopre infatti la carica di presidente provinciale dell’Ordine dei Medici.
Dal 1957 al 1962 è vice presidente e dal 1962 al 1967 presidente della Cassa di Risparmio di Mirandola.
Nel 1965 deposita presso l’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena (oggi Istituto storico di Modena) il proprio fondo archivistico, con importanti carte relative agli aiuti prestati ai militari alleati da parte della popolazione modenese. Muore cinque anni dopo, all’età di 93 anni.
La sua salma viene tumulata nel cimitero di Mirandola. Nel 2013 i resti sono traslati nella frazione di Tramuschio.
In sua memoria sono stati intitolati una via nella zona nord di Mirandola e il locale circolo medico.
Cognome
Merighi
Nome
Mario
Data di nascita
09/09/1876
Sesso
Uomo
Comune di nascita
Viterbo
Comune di residenza
Mirandola
Professione
Medico
Attività partigiana
Gruppo di appartenenza
Cln
Attività politica
| Tornata | Carica | ||
|---|---|---|---|
| Assemblea costituente 1946 | Eletto provinciale all'Assemblea costituente 1946 | ||
