
Partito socialista italiano di unità proletaria
Il movimento socialista ha in provincia di Modena una forte tradizione che prende le mosse dalle lotte per il lavoro della seconda metà dell’Ottocento, dalla nascita delle prime cooperative e delle leghe di resistenza all’elezione di sindaci socialisti soprattutto nei comuni della Bassa modenese. In realtà, il partito è costantemente attraversato da tensioni tra le due anime, intransigente e riformista, e ha uno sviluppo policentrico, che rende difficile un’unica direzione politica provinciale.
Nel primo dopoguerra conosce uno sviluppo clamoroso: radicato nel mondo del lavoro grazie alla Camera del lavoro unitaria e alla presenza di numerose cooperative, ottiene il 60 per cento dei consensi nelle elezioni politiche del 1919 e conquista 27 comuni alle elezioni amministrative del 1920. Prevale anche nel Comune di Modena con il sindaco Ferruccio Teglio, ma nel giro di pochi mesi, sotto i colpi dello squadrismo fascista, inizia la sua parabola discendente, alimentata ulteriormente dalle scissioni che portano alla nascita nel 1921 del Partito comunista d’Italia e nel 1922 del Partito socialista unitario.
Diversi esponenti socialisti sono uccisi dai fascisti, molti per evitare persecuzioni sono costretti a trasferirsi in altre città o ad emigrare all’estero. Intanto, le Camere del lavoro, le Case del popolo, le cooperative nate sotto la spinta socialista, sono distrutte o prese sotto il controllo fascista. Dopo le leggi eccezionali il partito non è più in grado di essere presente in modo organizzato nella lotta antifascista, anche se molti socialisti mantengono posizioni coerenti con il loro passato, e non conosce un rinnovamento generazionale. Solo nell’emigrazione alcuni dirigenti riescono ad esprimere un impegno antifascista.
A partire dal 1942 anche i socialisti si riorganizzano e, nell’agosto 1943, nasce il Partito socialista italiano di unità proletaria. A Modena è Gaetano Bertelli, come segretario pro-tempore, a impegnarsi nella ricostruzione del partito. Nei confronti della Resistenza il Psiup manifesta delle iniziali perplessità, per poi impegnarsi nella costituzione di una propria formazione, la brigata Matteotti, mentre un’altra agisce nella zona di Nonantola. I rapporti con i comunisti sono complessi, come dimostra la stessa discussione che porterà alla nascita della Camera del lavoro unitaria.
Dopo la Liberazione i socialisti si riuniscono in una prima assemblea a Modena il 20 maggio 1945, per promuovere poi un congresso provinciale che si svolge il 18 giugno 1945. Il dibattito ruota attorno ai temi della Costituente, della forma repubblicana dello Stato, della riforma agraria – con la proposta di sostituire la grande proprietà fondiaria con cooperative di lavoratori – e della socializzazione della grande industria. Uno dei principali oggetti del dibattito all’interno del partito è comunque la proposta di fusione con il Partito comunista, rispetto alla quale si determinano alcune divisioni.
In occasione del congresso si dimette il segretario Gaetano Bertelli, sostituito da Mario Bertani. Pur non avendo un alto numero di iscritti, circa 5.000, il Psiup dimostra di non aver perso i legami con i suoi tradizionali luoghi di insediamento sociale. Infatti, in occasione delle elezioni del 1946 – dove si presenta in lista con il Pci in 32 comuni su 46 – raccoglie consensi elevati nei comuni della Bassa modenese ad alta presenza bracciantile e in alcuni comuni della valle del Panaro, in particolare, ma non solo, in quelli in cui aveva operato la brigata Matteotti. In In occasione delle elezioni dell’Assemblea costituente il Psiup ottiene 72.794 voti, pari al 26,03 per cento dei votanti.

Galleria
Risultati elettorali
Comuni dove il partito ha vinto per tornata elettorale
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- Nonantola
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- Sestola
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- Zocca
