Nasce a Modena il 9 luglio 1894. Primogenito di dodici fratelli; i genitori, l’ingegnere Giuseppe Coppi e Maria Pia Parenti, appartengono alla borghesia cittadina e sono attenti ai principi della Chiesa cattolica.
Nel 1912 si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di Modena, ma riuscirà a laurearsi soltanto dieci anni dopo a causa del conflitto bellico e del crescente impegno politico. Negli anni universitari di Coppi, il mondo cattolico modenese conosce un periodo di rifondazione, guidato da Giuseppe Casoli e Francesco Luigi Ferrari, che saranno un punto di riferimento per la sua crescita politica.
La sua prima uscita pubblica avviene nell’ottobre 1912, nel corso del III Convegno cattolico del Frignano, durante il quale esprime l’invito a creare circoli giovanili che offrano una formazione integrale ai partecipanti e lancia la proposta di creare un settimanale cattolico, che vede la luce nel marzo 1913 con il nome de “Il Frignano”. Il periodico raggiunge in breve una tiratura di alcune migliaia di copie e si distingue per una attenzione particolare verso il “popolo lavoratore”. Coppi cura il giornale fino alla chiamata alle armi nel 1918.
Rientrato dalla guerra, riprende gli studi e si laurea in Giurisprudenza nel 1922 e in Scienze Politiche nel 1925. Intanto, aderisce al Partito Popolare e nel 1920 il congresso del partito modenese lo elegge segretario provinciale.
Di fronte all’ascesa del fascismo assume una posizione finalizzata ad evitare lo scontro violento con quel movimento e nel 1924, insieme a Ferrari, dà vita ad un foglio autonomo, “La Voce Popolare”, che diventa dopo il delitto Matteotti uno strumento per tenere vigile lo spirito critico e contrastare l’azione “dei facinorosi e dei delinquenti”. Per questo motivo il giornale viene sottoposto a continui sequestri, essendo rimasta l’unica voce pubblica di opposizione al regime, fino alla chiusura nel settembre 1925. Coppi, anche per questa attività editoriale, figura ai primi posti nella lista degli avversari del fascismo modenese.
Dopo le “leggi fascistissime”, schedato come sovversivo, è costretto ad abbandonare l’attività politica e si ritira a vita privata, per dedicarsi pienamente alla professione senza, comunque, iscriversi al sindacato fascista degli avvocati. Dopo il 25 luglio 1943 viene contattato dal comunista Carlo Baroni per entrare nel comitato interpartitico “Italia Libera”, primo tentativo di creare una rete tra le forze antifasciste modenesi poi, dopo l’8 settembre, si occupa della sistemazione dei prigionieri evasi dai campi di prigionia. Per questi motivi, quando nell’ottobre 1943 si costituisce a Modena il CLN provinciale, ne diventa membro autorevole e poi presidente con il nome di battaglia di “Tommaso”, come riconoscimento della sua capacità di coordinare sul piano politico le diverse tendenze del Comitato.
Questo ingresso nell’organismo politico della Resistenza accelera la discussione nel mondo cattolico per trovare una mediazione, favorita da don Elio Monari, tra la componente popolare e l’associazionismo ecclesiale che faceva capo a Ermanno Gorrieri: l’approdo di queste discussioni, che diedero corpo al programma della DC a livello locale, viene sintetizzato in un documento dell’autunno 1944 nel quale si leggeva che “non siamo il partito dei preti, non siamo il partito dei ricchi; chiediamo che siano condivise le nostre idee politiche e sociali: rispetto della libertà, accentuazione della funzione sociale della proprietà privata, difesa del lavoro e dei suoi diritti, accordo internazionale dei popoli contro ogni imperialismo”.
Il suo impegno gli costa l’arresto nel marzo del 1945 e la prigionia presso il Comando tedesco dell’Accademia Militare. Il 23 aprile 1945 viene eletto presidente del CLN e in questa veste si adopera per costruire un coordinamento politico tra le varie forze presenti e favorire la ricostruzione del tessuto materiale e morale della comunità.
Coppi si adopera per stemperare la spirale della giustizia sommaria, per normalizzare il clima politico e per favorire, “con tutti i mezzi”, la libertà di stampa, di associazione, di riunione e di parola. Quando nel 1946 entrano in carica le prime amministrazione elette dai cittadini, Coppi difende in un articolo l’operato del CLN, che ritiene utile anche dopo la Liberazione: “i CLN ci salvarono dal caos: sono orgoglioso di avere appartenuto al CLN”.
Coppi prosegue quindi l’impegno all’interno della DC, assumendo un ruolo di sintesi di un pensiero politico che mirava alla ricostruzione graduale del tessuto economico della nazione basata sulla giustizia sociale e sul rispetto dei diritti individuali che non contrastassero le esigenze del solidarismo cattolico.
Nel 1946 viene eletto nel Consiglio comunale di Modena e all’Assemblea costituente. L’8 agosto 1946, all’atto dello scioglimento dei comitati di liberazione nazionale, Coppi afferma “che lo spirito della resistenza poteva considerarsi perenne, in quanto le parole innalzate a bandiera nella lotta clandestina si traducessero in pratica quotidiana di vita”
Nel 1948 viene eletto alla Camera dei deputati. Nel 1949 diventa Segretario della Commissione Difesa e dal 1951 ricopre la carica di presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere. Non viene riconfermato alle elezioni del 1953 e assume alcuni incarichi di prestigio a livello locale (come quella di Presidente della Cassa di Risparmio di Modena). Da quel momento si astiene dalla vita politica, continuando però ad offrire pubblicamente testimonianza dei valori della Resistenza, pur in presenza di un crescente irrigidimento delle posizioni dovuto alla “guerra fredda”.
Muore a Modena il 30 agosto 1956.

Fonti

 

Coppi Alessandro

Cognome
Coppi
Nome
Alessandro
Data di nascita
09/07/1894
Sesso
Uomo
Comune di nascita
Modena
Professione
Avvocato


Attività partigiana

Nome di battaglia
Tomaso

Gruppo di appartenenza
Italia Pianura

Attività politica

TornataComunePartitoCarica

Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena - E.T.S.


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