Democrazia cristiana

Dalla nascita alle elezioni amministrative del 1946

La Dc modenese è l’erede diretta del Partito popolare, costituito in provincia a partire da febbraio 1919, quando si forma un comitato provvisorio che promuove il primo congresso provinciale il 12 settembre 1919, alla presenza di 27 sezioni territoriali per circa un migliaio di iscritti. Nelle elezioni politiche il Ppi raccoglie nel modenese quasi 11.000 voti, pari al 17,8 per cento dei suffragi, consolidandosi ulteriormente: arriva infatti ad avere quasi 3.000 aderenti organizzati in 45 sezioni. Protagonisti sono Alessandro Coppi, segretario del partito, e Francesco Luigi Ferrari, esponente della sinistra. Nelle elezioni ammnistrative del 1920 conquista 16 comuni della pedemontana e dell’Appennino, mentre in quelle politiche del 1921 ottiene 17.622 voti, pari al 24 per cento. Di fronte al fascismo è assunto inizialmente un atteggiamento di attesa, ma alcune violenze contro esponenti popolari spingono a una posizione di aperta critica. Dal 1922 iniziano le azioni fasciste contro le amministrazioni popolari. Il partito riesce comunque a pubblicare tra il 1924 e il 1925 il settimanale “La Voce popolare”, unica testata libera nel panorama della stampa modenese. Alcuni esponenti popolari cercano anche di creare collegamenti con alcune sezioni locali dell’Associazione nazionale combattenti, ma con le leggi “fascistissime” tutti i partiti e le associazioni considerate sovversive, tra cui il Ppi, sono sciolti.
Durante il fascismo gli ex popolari si ritirano a vita privata, cessando ogni attività politica. Alcuni, come ad esempio Francesco Luigi Ferrari, sono costretti all’emigrazione e nell’esilio continuano l’impegno antifascista. Fino all’autunno del 1943 non si manifesta una presenza cattolica organizzata, se non per iniziative personale di qualche ex popolare, come Alessandro Coppi, futuro presidente del Cln provinciale.
L’azione di consolidamento del nuovo partito della Democrazia cristiana, costituito nel 1942, si concretizza nel corso del 1944, quando si strutturano reti e relazioni e il movimento può contare su una formazione partigiana guidata da Ermanno Gorrieri e Luigi Paganelli. Nei primi mesi del 1945 il partito si struttura ma iniziano anche a manifestarsi posizioni differenziate tra gli ex popolari come Coppi e Attilio Bartole, e i giovani partigiani cattolici capeggiati da Gorrieri e Paganelli.
Dopo le giornate del 22 e 23 aprile 1945 in cui avviene la liberazione di Modena e il Cln assume la guida politica della città, sono i giovani che hanno fatto la Resistenza nelle Brigate Italia a prendere in mano la nascente Democrazia cristiana, contando anche sull’appoggio degli ex popolari.
Il 3 giugno 1945 la DC modenese tiene l’Assemblea costituente. Il discorso più importante è di Alessandro Coppi, popolare della prima ora e presidente del Cln provinciale, che fa la storia dell’opposizione dei cattolici democratici al fascismo e al nazismo. L’assemblea si scioglie con l’elezione di un segretario provinciale provvisorio nella persona di Alberto Roux, anch’egli già militante del Partito popolare.
Il primo Congresso provinciale si tiene il 20 e il 21 ottobre 1945. Dei ventuno componenti il Comitato provinciale la metà sono stati combattenti o collaboratori della Resistenza. Sono eletti Ermanno Gorrieri, Luigi Paganelli, Mirco Campana, Alpino Righi, Gabriele Amorth, Angiolo Silvio Ori, Antonio Pignedoli, Germano Chiossi, Giovanni Manfredi, Aurelio Righi Riva, Alessandro Coppi, Claudio Nava, Arturo Gaiani, Emilio Cabassi, Attilio Bartole, Alfonso Lugli, Giuseppe Pighi, Gino Soci, Gino Baratta, Luigi Galli, Omero, Rebecchi.
Ermanno Gorrieri è nominato segretario provinciale, Luigi Paganelli vicesegretario (e poi segretario dall’11 giugno 1946 in seguito alle dimissioni di Gorrieri per impegni di studio), Mirco Campana direttore di “Democrazia” (il 25 maggio 1945 era uscito il primo numero del settimanale della Dc modenese). Per gli ex popolari entrano in Giunta Alessandro Coppi e Arturo Gaiani.
La prima fase della gestione della Dc da parte dei giovani, dal novembre 1945 all’estate del 1946, è caratterizzata da grande attivismo. Viene attuata una prima strutturazione del partito in vari uffici (organizzativo, amministrativo, studi propaganda e stampa, lavoro, giovanile, femminile, partigiani e reduci). Si attua poi, in tutta la provincia, una forte presenza con la costituzione in tutti i comuni e nelle principali frazioni della sezione Dc, con numerosissime riunioni e comizi con lo scopo, come spiega lo stesso segretario in un bollettino organizzativo, di “formare un nucleo di elementi attivi in ogni paese e di essere una palestra di discussione e di critica delle direttive e dell’attività del Partito”.
Sul piano politico è altissima la contrapposizione con il Partito comunista. In occasione delle elezioni amministrative del marzo 1946 la campagna elettorale, molto aspra, si conclude con una netta vittoria di Pci e Psiup che conquistano, con liste comuni o separatamente, quarantun comuni su quarantasei. In provincia la Dc ha la maggioranza nei comuni di Monfestino di Serramazzoni, Prignano, Polinago, Frassinoro e Riolunato, tutti comuni della montagna. Dei cinque comuni conquistati dalla Dc, tre avevano fatto parte dell’esperienza della Repubblica di Montefiorino.

“Democrazia”, settimanale della democrazia cristiana modenese, 9 febbraio 1946

Il 5 aprile 1946 un congresso straordinario, convocato in vista del referendum istituzionale del 2 giugno, vota a larghissima maggioranza la scelta repubblicana, confermando così l’adesione della Dc modenese, fin da inizio 1946, alla “Concentrazione repubblicana” insieme a Pci, Psiup, Pri e al Partito d’Azione. Nello stesso congresso, per quanto riguarda le elezioni dell’Assemblea costituente, la Dc modenese candida Alessandro Coppi e Antonio Pignedoli, che verranno eletti.
A partire dal terzo Congresso che si tiene nell’ottobre 1946 l’ala più moderata del partito si afferma in modo più incisivo e in parte subentra al gruppo dei giovani. Attilio Bartole diventa il nuovo Segretario provinciale. Così come accade a livello nazionale, anche a Modena l’attività politica risente molto dello scontro ideologico con il Partito comunista. Il 1947 è l’anno della scissione socialista e della fine del tripartito a livello governativo. Tutti i partiti si preparano alle prime elezioni politiche della Repubblica Italiana che si terranno il 18 aprile 1948.

 

2 giugno 1946: le elezioni all’Assemblea Costituente

Nelle elezioni politiche per l’Assemblea Costituente e per il Referendum istituzionale del 2 giugno 1946, la Democrazia cristiana si presenta agli elettori con una linea centrata sui valori di libertà, democrazia e giustizia sociale. In questa tornata elettorale, in base alle previsioni della stampa, la “battaglia grossa” in provincia di Modena si svolge proprio tra i comunisti e i democristiani, con i primi tesi nello sforzo di consolidare le posizioni raggiunte e i secondi di rafforzare il notevole piazzamento già ottenuto nelle precedenti elezioni amministrative.
La linea ideale e istituzionale della Democrazia cristiana viene definita a Roma in occasione del primo Congresso nazionale di aprile, dove il partito ha assunto una netta posizione repubblicana. Attraverso i rapporti dell’avvocato Piccioni e di Gonella, viene infatti reso noto il risultato del referendum interno tra gli iscritti: su oltre un milione di votanti del Congresso, ben 739.000 si sono pronunciati a favore dell’opzione repubblicana a fronte di 154.000 favorevoli alla monarchia. L’indicazione si traduce in un ordine del giorno ufficiale in cui lo scudo crociato si pronuncia per la soluzione repubblicana, pur rispettando la libertà di coscienza dei singoli cittadini.
A livello locale, il Comitato Provinciale di Modena – la cui sede è stabilita in Corso Canalgrande 60 – dirama un manifesto programmatico che riassume l’azione del partito in cinque punti fondamentali: l’irriducibile proposito di difendere la libertà di tutti contro ogni tentativo di instaurare una nuova dittatura, sia essa di tipo bolscevico o fascista; la volontà di impedire il risorgere di uno stato totalitario; l’accettazione inequivocabile dei risultati delle urne; il fermo rispetto delle leggi; e un’azione sociale ispirata ai criteri della preminenza del lavoro sul capitale e del diritto al lavoro. Nel testo, i democristiani rivendicano con orgoglio la linearità della lotta clandestina combattuta, costata vittime e sofferenze prima e dopo la liberazione.
I democristiani modenesi preparano una fitta serie di comizi in città e in provincia per mobilitare l’elettorato, riscuotendo un’imponente affluenza in particolare nei Congressi di zona. In città, un momento centrale della campagna è rappresentato dall’arrivo del ministro dell’Industria e Commercio Giovanni Gronchi (candidato per le circoscrizioni di Pisa e Bologna), accolto a Modena dai dirigenti locali, dal prefetto e dai rappresentanti della Camera di Commercio. Martedì 28 maggio, Gronchi appare al balcone di Piazza Grande per illustrare il programma del partito: egli ribadisce la scelta repubblicana della Dc, propone un modello basato sul decentramento regionale e provinciale, sulla libertà della scuola e sulla “libertà dal bisogno”. Sul piano sociale, Gronchi afferma che il concetto cristiano è l’unico in grado di portare una parola di profonda giustizia per riequilibrare le disparità economiche, e rivendica l’orgoglio del partito per aver guidato il Paese, attraverso un proprio ministro, verso la data della Costituente.
Ai comizi di piazza si affianca anche un’intesa attività di incontri e conferenze presso la Sala di San Vincenzo, organizzate dal Gruppo laureati cattolici e dal Centro italiano femminile (Cif): l’avvocato Padovani relaziona sui rapporti fra capitale e lavoro e sulla riforma agraria; l’11 maggio Antonio Pignedoli interviene sul tema “Il Cristianesimo ed il Partito”; il 18 maggio Claudio Nava parla di “Democrazia cristiana e Marxismo”. Di rilievo sono poi i tre incontri conclusivi tenuti da Giorgio La Pira dell’Università di Firenze sulle premesse della Costituzione (in cui individua nella concezione cristiana l’unico modo per superare gli opposti errori dell’egoismo capitalista-liberale e del totalitarismo marxista), da Giuseppe Dossetti sul tema “I partiti e la Costituente” (il quale rivendica la priorità del programma sociale democristiano e incalza i partiti marxisti a chiarire se per loro la democrazia sia una meta o una tappa) e da Guido Baldi dell’Università di Milano sul concetto cristiano di collaborazione delle classi. Nella lista nazionale figura, inoltre, come candidato un altro notissimo docente dell’Ateneo modenese, Antonio Amorth, docente di Diritto amministrativo.
La lista della XIV Circoscrizione presenta per la provincia di Modena una rosa di candidati di spessore e l’esito delle urne conferma il successo notevole della Democrazia cristiana. Il partito si piazza al secondo posto complessivo nella XIV Circoscrizione con 266.587 voti, conquistando il primato assoluto nella provincia di Piacenza, il secondo posto a Reggio Emilia e Parma e il terzo a Modena. All’interno del territorio modenese, i dati dello spoglio evidenziano un quadro altrettanto significativo. Per quanto riguarda Modena provincia, i democristiani raccolgono ben 70.540 voti, tallonando da vicino i socialisti in un contesto guidato dai comunisti. Circa un quarto dei voti raccolti si concentra quindi nel capoluogo di provincia, rappresentando una diffusione del partito sostanzialmente uniforme sul territorio.
Nello specifico di Modena città, lo scudo crociato conquista invece il secondo posto assoluto con 17.353 voti, superando i socialisti e posizionandosi dietro ai comunisti. L’analisi dei voti preferenziali in città mette in luce il forte legame con il territorio: all’interno di 89 seggi cittadini si registra un larghissimo consenso per i candidati modenesi, con l’avvocato Alessandro Coppi che raccoglie 4.644 preferenze, seguito da vicino dal professor Antonio Pignedoli con 4.506 voti e da Giuseppe Dossetti con 2.115 voti. In virtù di questi risultati, alla Democrazia cristiana spettano 6 seggi sui 20 totali della circoscrizione. Inizialmente, l’unico candidato modenese eletto direttamente risulta essere l’avvocato Alessandro Coppi con 25.316 preferenze generali nel collegio, insieme ai colleghi Micheli, Valenti, Dossetti, Pallastrelli e Marconi. Tuttavia, in tarda serata giunge la notizia dell’assegnazione, a causa del complesso meccanismo dei ‘resti’, alla provincia di Modena di un secondo deputato: Giuseppe Micheli decide infatti di abdicare al seggio circoscrizionale essendo stato eletto contemporaneamente nel collegio unico nazionale, dove era capolista, permettendo così il subentro in graduatoria di Antonio Pignedoli.


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Comuni dove il partito ha vinto per tornata elettorale


Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena - E.T.S.


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