Partito socialista italiano di unità proletaria

Dal primo dopoguerra alle elezioni amministrative del 1946

Il movimento socialista ha in provincia di Modena una forte tradizione che prende le mosse dalle lotte per il lavoro della seconda metà dell’Ottocento, dalla nascita delle prime cooperative e delle leghe di resistenza all’elezione di sindaci socialisti soprattutto nei comuni della Bassa modenese. In realtà, il partito è costantemente attraversato da tensioni tra le due anime, intransigente e riformista, e ha uno sviluppo policentrico, che rende difficile un’unica direzione politica provinciale.
Nel primo dopoguerra conosce uno sviluppo clamoroso: radicato nel mondo del lavoro grazie alla Camera del lavoro unitaria e alla presenza di numerose cooperative, ottiene il 60 per cento dei consensi nelle elezioni politiche del 1919 e conquista 27 comuni alle elezioni amministrative del 1920. Prevale anche nel Comune di Modena con il sindaco Ferruccio Teglio, ma nel giro di pochi mesi, sotto i colpi dello squadrismo fascista, inizia la sua parabola discendente, alimentata ulteriormente dalle scissioni che portano alla nascita nel 1921 del Partito comunista d’Italia e nel 1922 del Partito socialista unitario.
Diversi esponenti socialisti sono uccisi dai fascisti, molti per evitare persecuzioni sono costretti a trasferirsi in altre città o ad emigrare all’estero. Intanto, le Camere del lavoro, le Case del popolo, le cooperative nate sotto la spinta socialista, sono distrutte o prese sotto il controllo fascista. Dopo le leggi eccezionali il partito non è più in grado di essere presente in modo organizzato nella lotta antifascista, anche se molti socialisti mantengono posizioni coerenti con il loro passato, e non conosce un rinnovamento generazionale. Solo nell’emigrazione alcuni dirigenti riescono ad esprimere un impegno antifascista.
A partire dal 1942 anche i socialisti si riorganizzano e, nell’agosto 1943, nasce il Partito socialista italiano di unità proletaria. A Modena è Gaetano Bertelli, come segretario pro-tempore, a impegnarsi nella ricostruzione del partito. Nei confronti della Resistenza il Psiup manifesta delle iniziali perplessità, per poi impegnarsi nella costituzione di una propria formazione, la brigata Matteotti, mentre un’altra agisce nella zona di Nonantola. I rapporti con i comunisti sono complessi, come dimostra la stessa discussione che porterà alla nascita della Camera del lavoro unitaria.
Dopo la Liberazione i socialisti si riuniscono in una prima assemblea a Modena il 20 maggio 1945, per promuovere poi un congresso provinciale che si svolge il 18 giugno 1945. Il dibattito ruota attorno ai temi della Costituente, della forma repubblicana dello Stato, della riforma agraria – con la proposta di sostituire la grande proprietà fondiaria con cooperative di lavoratori – e della socializzazione della grande industria. Uno dei principali oggetti del dibattito all’interno del partito è comunque la proposta di fusione con il Partito comunista, rispetto alla quale si determinano alcune divisioni.
In occasione del congresso si dimette il segretario Gaetano Bertelli, sostituito da Mario Bertani. Pur non avendo un alto numero di iscritti, circa 5.000, il Psiup dimostra di non aver perso i legami con i suoi tradizionali luoghi di insediamento sociale. Infatti, in occasione delle elezioni del 1946 – dove si presenta in lista con il Pci in 32 comuni su 46 – raccoglie consensi elevati nei comuni della Bassa modenese ad alta presenza bracciantile e in alcuni comuni della valle del Panaro, in particolare, ma non solo, in quelli in cui aveva operato la brigata Matteotti.

L’Unità Democratica 24 marzo 1946

2 giugno 1946: le elezioni all’Assemblea Costituente

Nelle elezioni politiche per l’Assemblea Costituente e per il Referendum istituzionale del 2 giugno 1946, il Partito socialista si presenta agli elettori con una propria lista e una linea incentrata sulla ricostruzione democratica e sulla “conciliazione nel nome dell’idea socialista” (“L’Unità Democratica”, 20 maggio). La mancanza della coalizione con i comunisti – strategia che aveva premiato il partito nella tornata amministrativa – genera qualche incertezza circa la capacità del partito di raccogliere consenso. A livello locale, i socialisti modenesi preparano quindi una fitta serie di comizi in città e in provincia per mobilitare l’elettorato. Come riportato da “L’Unità Democratica”, la campagna si apre ufficialmente la mattina di domenica 5 maggio in Piazza Grande, dove Ferdinando Berocini e Giuseppe Acanfora tengono il primo comizio per la battaglia della Costituente. Il giorno successivo, interviene Giuseppe Acanfora, il quale sottolinea che il Psiup, particolarmente dopo il grande Congresso di Firenze, gode della più assoluta autonomia e ribadisce la distanza del partito dalle tesi di dittatura del proletariato, abbandonando le più rigide ideologie marxiste per adeguarsi alle nuove esigenze della vita sociale per appoggiare la più schietta e sincera democrazia, nel nome della giustizia, della libertà e della pace. Acanfora illustra quindi il quadro delle riforme socialiste: espropriazione e, ove necessario, bonifica del latifondo, socializzazione dei grandi complessi industriali e bancari, incremento della piccola proprietà e dell’iniziativa privata, oltre a provvedimenti igienici, culturali e assistenziali per assicurare una vita dignitosa a ogni lavoratore. La posizione del partito è inoltre fermamente repubblicana, per l’italianità di Trieste e contro la Russia che vorrebbe esigere ulteriori risarcimenti dall’Italia.

Se nelle settimane successive il balcone di Piazza Grande rimane uno dei fulcri della propaganda, parallelamente il Teatro Storchi diventa il luogo deputato alle grandi conferenze cittadine: domenica 12 maggio vi parla Lino Tanzini; nei giorni successivi Alberto Simonini tiene il suo comizio all’interno del teatro anziché in Piazza Grande, seguito da Nino Mazzoni. Poco prima del voto, il Teatro Storchi ospita l’ultimo appello dell’avvocato Luigi Fogliani e della neoeletta e candidata Ilva Vaccari, la quale nei giorni delle votazioni presenzia attivamente ai seggi.

La lista della XIV Circoscrizione presenta per la provincia di Modena una rosa di sei candidati, che esprime il legame del partito con il mondo del lavoro, delle professioni e dell’organizzazione sindacale del territorio: l’impiegata Ilva Vaccari, il medico dottor Mario Merighi, il perito edile e geometra Giuseppe Fontana, l’ingegnere Arnaldo Zanuccoli, il medico dottor Italo Cornia e l’operaio Gaetano Bertelli. L’esito delle urne conferma il solido radicamento dei socialisti. Rispetto alle altre province della circoscrizione, il partito di Nenni raccoglie proprio a Modena il più largo suffragio in termini assoluti: la provincia modenese si attesta infatti a quota 72.799 voti complessivi, pari al 26,03 per cento dei votanti (a Parma ottiene il maggior numero di voti arrivando a 73.274, mentre si ferma a 58.689 a Reggio Emilia e a 58.009 a Piacenza).

I risultati globali dell’intero territorio provinciale modenese vedono i socialisti tallonare da vicino i democristiani, in un quadro dominato dai comunisti. Come per i comunisti, poco più di un quarto dei voti raccolti si concentra nel capoluogo di provincia, rappresentando una diffusione abbastanza uniforme del partito sul territorio. All’interno di Modena città, la cui sede del partito è ubicata presso il Palazzo Patrignano di via Cesare Battisti, lo spoglio attesta il risultato socialista a 15.264 voti, posizionando il partito al terzo posto dietro ai comunisti e ai democristiani. All’interno degli 89 seggi cittadini si registra inoltre il riparto dei voti preferenziali per i candidati socialisti, dove Giuseppe Fontana raccoglie 732 preferenze, Arnaldo Zanuccoli 704 e Nino Mazzoni 592. In virtù delle preferenze espresse dall’elettorato circoscrizionale, l’unico candidato modenese a conquistare lo scranno all’Assemblea Costituente è il dottore Mario Merighi, eletto con 7.634 voti. La sua elezione rappresenta per il popolo socialista di Modena la conferma di un mandato fondato su un cinquantennio di coerenza ideale e di servizio a tutela della classe lavoratrice.


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Comuni dove il partito ha vinto per tornata elettorale


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