Corradi Romildo
Romildo Corradi nasce a Carpi il 4 febbraio 1906 da Aristide e Clarice Corghi. Cresciuto in una famiglia di tradizioni socialiste, interrompe gli studi precocemente per lavorare come mezzadro mentre il padre e gli zii sono al fronte nella Grande guerra. Nell’agosto 1920 entra nel Circolo giovanile del Psi di Quartirolo, per poi confluire nella Gioventù comunista dopo il Congresso di Livorno. Nella seconda metà degli anni Venti, insieme a Abner Meschiari e Albano Franzoni, finanzia il Soccorso rosso gestendo una balera itinerante e partecipa ai congressi clandestini del Pci a Ganaceto (1925) e Migliarina (1930). Membro del Comitato federale provinciale, coordina l’organizzazione dei contadini insieme a Meschiari e favorisce la fuga di perseguitati politici, tra cui Luciano Bertani.
L’attivismo di Corradi subisce una dura battuta d’arresto nella notte del 6 novembre 1930, quando la questura arresta 29 antifascisti pronti a celebrare l’anniversario della Rivoluzione russa. Il 22 aprile 1931 il Tribunale speciale lo condanna a cinque anni di reclusione. Sconta la pena a Viterbo, dov’è detenuto anche Emilio Sereni e con lui approfondisce la propria formazione politica. Scarcerato per amnistia nel 1932, rientra a Carpi trovando la famiglia vessata dalle persecuzioni. In questo periodo si lega a Regina Bartoli, staffetta antifascista reggiana, alla quale regala La madre di Gorkij per il compleanno. Membro della forte organizzazione comunista carpigiana, in cui militano Alfeo Corassori, Olinto Cremaschi e Giovanni Righi, nel 1933 viene nuovamente arrestato per l’organizzazione di una protesta di disoccupati e assegnato al confino a Ventotene per tre anni. Nell’isola prosegue gli studi agrari per corrispondenza e partecipa a una rivolta collettiva contro la gestione dello spaccio, subendo ulteriori otto mesi di carcere. Nel 1937 il confino viene prorogato di altri due anni per il suo ruolo di vertice nell’organizzazione comunista carpigiana in contatto con Armando Frignani, Giusto Turci, Elio Righi. Solo dopo estenuanti trafile burocratiche ottiene il permesso di sposare Regina a Ventotene nel novembre 1937.
Liberato nel 1939 dopo un periodo di reclusione a Castelfranco Emilia, Corradi riesce a trovare impiego come meccanico alla Fiat-Oci. Partecipa alle manifestazioni per la caduta del fascismo del 25 luglio 1943 e, dopo l’8 settembre, sale in montagna con il nome di battaglia “Tito di Carpi” nella Brigata Barbolini. Catturato dai tedeschi nel marzo 1944, fugge rocambolescamente durante il trasferimento al carcere di Sant’Eufemia a Modena e si unisce alla 36ª brigata Bianconcini nell’Imolese. Passate le linee in Romagna, entra come volontario nel Gruppo di combattimento Cremona, che combatte ad Alfonsine sulla linea del Senio. Nel frattempo suo fratello Virginio è fucilato dai fascisti a Novi il 29 marzo 1945.
Nel dopoguerra viene eletto consigliere comunale a Carpi nelle prime elezioni libere del 1946 e assume la segreteria della Confederterra. La sua militanza sindacale gli costa una condanna in contumacia a quindici mesi di carcere per uno sciopero nel 1948, costringendolo alla latitanza fino all’amnistia del 1950. Dopo un periodo come dirigente sindacale in provincia di Venezia, rientra a Carpi per dedicarsi all’organizzazione del partito e, successivamente, all’Anppia. Si spegne nella sua città il 26 novembre 1988.
Cognome
Corradi
Nome
Romildo
Data di nascita
04/02/1906
Sesso
Uomo
Comune di nascita
Carpi
Comune di residenza
Carpi
Professione
Meccanico
Attività partigiana
Nome di battaglia
Tito di Carpi
Gruppo di appartenenza
Brigata Barbolini, poi 36ª brigata Bianconcini
Attività politica
| Tornata | Comune | Partito | Carica |
|---|---|---|---|
| Elezioni amministrative 1946 | Carpi | PCI | Consigliere/a |
