Giovanni Righi nasce a Carpi il 26 luglio 1903 da Giuseppe e Zebina Benetti. Stradino comunale di professione, aderisce al Pci nel 1921, diventando in breve tempo una figura centrale della riorganizzazione clandestina nel carpigiano accanto ad Alfeo Corassori, Abner Meschiari e Olinto Cremaschi. Nel 1925 partecipa al fondamentale congresso provinciale di Ganaceto e, tra il 1927 e il 1930, opera nel Comitato federale di riserva. Con il consolidarsi dell’organizzazione, assume la carica di segretario federale per gli adulti a Carpi, collaborando strettamente con il responsabile giovanile Umberto Garagnani e con il funzionario Vincenzo “Cino” Moscatelli, che assicura i collegamenti interprovinciali e il flusso di fondi per il Soccorso rosso.

L’attività di Righi culmina nella riunione del 1° novembre 1930 presso l’abitazione dei fratelli Cremaschi — centro nevralgico per la stampa sovversiva e l’occultamento di armi — dove incontra Olinto e Alfredo Cremaschi, Romildo Corradi, Garagnani e Moscatelli per pianificare le celebrazioni dell’anniversario della Rivoluzione russa. La polizia, allertata da una fitta rete di spie, interviene con una retata che colpisce 150 militanti. Righi, arrestato e denunciato al Tribunale speciale, viene accusato di ricostituzione del Pci, propaganda e favoreggiamento per aver aiutato il latitante Luciano Bertani, responsabile dell’omicidio di un fascista, a fuggire alla cattura nascondendolo nella casa dei Cremaschi. Il 22 aprile 1931 subisce una condanna a sei anni e sei mesi di reclusione, scontata tra Perugia e Civitavecchia, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Nonostante la scarcerazione per amnistia nel novembre 1932, la sua libertà rimane vigilata. Nel 1934 viene sottoposto ad ammonizione biennale per aver manifestato l’intenzione di “sconvolgere l’ordinamento del regime”. La sua posizione rimane precaria: tra richiami alle armi e nuove ammonizioni volute dal questore di Modena Papa, Righi viene inviato nel 1941 in Jugoslavia con il 221° battaglione T/M. Qui resta vittima di un’esplosione che gli causa l’amputazione di tre falangi della mano sinistra; forse l’elogio del suo comandante per lo spirito di abnegazione dimostrato verso i commilitoni favorisce la sua radiazione dallo schedario dei sovversivi nell’agosto 1941.

Dopo l’8 settembre 1943 entra nelle file della Resistenza modenese con il nome di battaglia “Lelo”. Combatte nella Divisione Modena Montagna dal 9 luglio 1944 come commissario della Brigata Roveda e dal 20 agosto 1944 come commissario del distaccamento Civago. Il 24 marzo 1946 viene eletto consigliere comunale per il Partito comunista e il mese dopo, il 6 aprile, diviene assessore effettivo nella giunta comunale. Muore a Carpi nel dicembre 1981.

Cognome
Righi
Nome
Giovanni
Data di nascita
26/07/1903
Sesso
Uomo
Comune di nascita
Carpi
Comune di residenza
Carpi
Professione
Impiegato


Attività partigiana

Nome di battaglia
Lelo

Gruppo di appartenenza
Distaccamento Civago

Attività politica

TornataComunePartitoCarica

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