Campogalliano

Campogalliano, comune pianeggiante di 3.519 ettari confinante con Modena, conta circa 6.300 residenti durante la Seconda guerra mondiale, dediti soprattutto all’agricoltura. La Prima guerra mondiale lascia una crisi socioeconomica profonda, superata solo temporaneamente dalle elezioni del 1920 che vedono l’affermazione socialista con il sindaco Enrico Baraldi, orientato al miglioramento delle condizioni bracciantili, ma presto travolto da un clima di violenza tra leghe socialiste e proprietari fascisti. Il 1° maggio 1921 si costituisce la sezione del Fascio e l’indomani il Comune passa al commissario Camillo Tettoni; tra 1921 e 1922 la disoccupazione aggrava le tensioni, culminando nelle elezioni comunali del 3 dicembre 1922 con la totale vittoria fascista, nonostante un’opposizione silente mai estinta. Il plebiscito del 1929 registra solo 3 “no”, ma fermenti antifascisti persistono negli anni Trenta, con arresti per propaganda comunista e manifesti contro la guerra d’Etiopia nel 1935 legati a reti clandestine parigine; complessivamente 55 antifascisti locali sono schedati (2 anarchici, 10 antifascisti, 21 comunisti, 2 sindacalisti, 17 socialisti, 1 social-comunista, 2 sovversivi). Dalla primavera 1944 Campogalliano rientra nella Prima zona partigiana della pianura modenese, la più attiva ed efficiente grazie a tradizioni operaie strutturate (anarchiche, socialiste, comuniste), la vicinanza al capoluogo e la solidarietà di larghe fasce della popolazione, con Gap e Sap (ufficialmente comuniste ma spesso più variegati al loro interno) protagoniste di azioni rilevanti. Alla Liberazione il Cln nomina sindaco l’indipendente Mario De Petri, sostituito alle elezioni del 31 marzo 1946 dal comunista Guido Gialdi.


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