Novi di Modena
Situato a 37 km da Modena, al confine con le province di Reggio Emilia e Mantova, Novi di Modena conta 10.615 abitanti nel 1944. L’economia è basata sull’agricoltura e su una diffusa proprietà terriera, favorita da un’estesa opera di bonifica conclusa nel 1927. Il comune vanta una delle più antiche tradizioni socialiste della provincia, con amministrazioni del Psi ininterrotte dal 1899 al 1921. Nelle elezioni del 1919 i socialisti dominano con 1.515 voti, schiacciando i popolari (133) e i liberali. Tuttavia, le violenze squadriste impongono lo scioglimento del Consiglio comunale dopo ventidue anni di governo socialista, portando al commissariamento e, nel 1922, all’insediamento dei fascisti.
La pressione dei padroni incide sulle politiche del 1921, dove i socialisti perdono un terzo dei consensi a favore del Blocco nazionale. La violenza continua a colpire il territorio, come dimostra l’uccisione del comunista Mirko Marri nell’aprile 1922. Nonostante il “listone” trionfi nel 1924, il fascismo locale è minato da gravi dissidi interni che portano allo scioglimento del direttorio del fascio nel 1928 e a lunghi commissariamenti. Il dissenso resta radicato: nel plebiscito del 1929 Novi esprime ben 39 voti contrari, uno dei dati più alti della provincia. La crisi economica degli anni Trenta e l’altissima disoccupazione bracciantile favoriscono la nascita di cellule comuniste clandestine collegate a Carpi e alla frazione Rovereto sulla Secchia, portando a una serie di arresti che si protrae fino al 1939. Complessivamente, gli schedati politici novesi sono 129, di cui 46 comunisti e 48 socialisti.
Dopo l’8 settembre 1943, il malessere per i bassi salari e i rastrellamenti salda l’alleanza tra popolazione e movimento partigiano. Nel 1944 viene a crearsi una struttura organizzativa militare sulle orme dell’organizzazione clandestina che il Partito comunista aveva realizzato durante il periodo fascista. Novi appartiene alla Prima zona partigiana insieme ai comuni di Carpi, Soliera e Campogalliano e alle frazioni modenesi di Ganaceto, Lesignana e Villanova. È un settore caratterizzato da un’efficace organizzazione militare basata su Gap e Sap. Nell’agosto 1944 nasce il distaccamento Gap Aristide, che riunisce tutti i Gap della zona.
Nell’autunno la partecipazione della popolazione alla lotta è sempre più estesa: il 6 ottobre, per esempio, circa 200 donne protestano davanti al presidio fascista di Novi contro un rastrellamento avvenuto per rappresaglia il giorno prima, esigendo e ottenendo la liberazione di quasi tutti i detenuti.
Ad aprile 1945 i combattenti della zona confluiscono nella 15ª Brigata d’Assalto Diavolo. Con la Liberazione, il Cln affida la guida del comune al socialista Ezio Ferraresi, confermato poi dal voto popolare nel marzo 1946.
