Pavullo nel Frignano
Situato nel cuore dell’Appennino modenese, all’interno del territorio del Frignano, con i suoi 144 Kmq, Pavullo è il comune più vasto della provincia e conta 16.511 abitanti nel 1944. Centro nevralgico dell’economia montana, vede il 72% della popolazione occupato in un’agricoltura basata su cereali e allevamento. Nel primo dopoguerra il panorama politico è dominato dallo scontro tra popolari e socialisti: se nel 1919 il Psi tiene il 23% e i popolari solo il 26%, nelle elezioni del 1921 il Ppi conquista un’egemonia indiscussa con il 55% dei suffragi. I cattolici, guidati da figure come Domenico Tosi e sostenuti dall’associazione “Il Giovane Frignano”, mostrano una forte capacità di mobilitazione giovanile e sindacale, culminata nelle proteste dell’Unione mezzadri che coinvolgono anche i comuni limitrofi.
A differenza della pianura, il fascismo penetra in montagna con fatica e minore violenza, puntando a scardinare le amministrazioni comunali popolari tramite costanti pressioni politiche. Nonostante la resistenza della Giunta, nell’aprile 1923 il sindaco è costretto alle dimissioni. Nelle elezioni del 1924 il Pnf ottiene il 51,1%, ma il territorio conserva sacche di dissenso significativo: il Pci registra una presenza rilevante, specialmente a Gaiato, contando nel 1926 otto “nuclei di villaggio” con ben 74 aderenti. La repressione del regime spinge molti oppositori all’esilio, come il socialista Francesco Bonati e il comunista Renzo Lamazzi (rientrato a Pavullo, è vigilato fino al 1944, quando entra nella Resistenza, nel dopoguerra sarà vicesindaco di Pavullo), o alla sorveglianza speciale per chi resta, come il socialista di Gaiato Luigi Tadolini.
Tra le figure di spicco dell’antifascismo pavullese emerge Mario Ricci, emigrato in Corsica e poi in Francia, combattente nella guerra civile spagnola tra le Brigate internazionali e confinato a Ventotene, destinato a diventare un leader della Resistenza in quella zona con il nome di battaglia “Armando”. Altri concittadini, come Giuseppe Domenico Rocchei e Virgilio Scheri (deportato in Germania), contribuiscono alla lotta contro la dittatura. Complessivamente, la polizia scheda 67 antifascisti locali, tra cui 21 comunisti e 27 socialisti. Alla Liberazione, il Cln designa proprio Mario Ricci come sindaco del comune, incarico che viene solennemente ratificato dal voto popolare nelle amministrative del marzo 1946.
