Guiglia

Il territorio comunale di Guiglia si estende su una superficie di 49 Kmq sulle prime colline che occupano il versante destro del fiume Panaro, a una altezza di 490 metri sul livello del mare, ed è abitato nel 1944 da 5.367 persone. L’attività principale è l’agricoltura e la lavorazione del legname, ma, come altri territori della fascia collinare, patisce un’alta percentuale di analfabetismo. Nel primo dopoguerra l’amministrazione è retta dai socialisti e Guiglia risulta così essere l’unico comune montano non amministrato dai popolari. Il 17 settembre 1921 la Giunta e il Consiglio comunale sono costretti alle dimissioni. Nel gennaio 1922 alcuni antifascisti guidati da Guido Giberti distribuiscono nel capoluogo manifesti sovversivi con il simbolo del Partito comunista; i sospettati vengono arrestati, ma l’indagine si conclude con un non luogo a procedere. Non sono segnalati episodi di antifascismo nel corso del Ventennio e limitata appare la presenza di oppositori al regime. Risultano schedati dalla polizia 21 antifascisti di Guiglia, nella maggior parte dei casi residenti all’estero o in altri comuni. Alcuni antifascisti originari di Guiglia risultano attivi nei comuni pedemontani, in particolare Marano sul Panaro dove nel 1920 diventa sindaco il socialista Geminiano Valeriani, originario di Guiglia. Allo scoppio della guerra il castello di Guiglia diventa il rifugio delle opere d’arte provenienti dalla Galleria Estense di Modena: una operazione gestita da un nucleo di funzionari statali di orientamento azionista, tra cui il soprintendente della galleria Roberto Salvini. Sempre negli anni di guerra a Guiglia sono destinati diversi ebrei stranieri a domicilio coatto: nel marzo 1943 se ne contano 19. Durante la Resistenza, opera nella zona la 33^ Brigata Matteotti. Alla Liberazione il Cln designa come sindaco prima i socialisti Marco Conti e Filippo Dalloli, poi il democristiano Corrado Rubini, ma alle elezioni amministrative del 24 marzo 1946, vince su quest’ultimo il socialista Antonio Minozzi.


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