Montefiorino
Situato all’estremità occidentale dell’Appennino modenese, il comune di Montefiorino comprende nel 1944 anche l’odierno territorio di Palagano, estendendosi su oltre 100 Kmq con una popolazione di 10.378 abitanti. L’economia è quasi interamente agricola e la vita politica è dominata dalla questione della viabilità, che nel 1920 spinge le frazioni di Savoniero, Susano e Costrignano a una dura protesta per l’interruzione dei lavori stradali verso il capoluogo. Dal punto di vista elettorale, il primo dopoguerra vede il consolidamento della forza cattolica: se nel 1919 i popolari sfiorano la maggioranza con il 47%, nel 1921 il Ppi trionfa con il 75% dei consensi, riducendo i socialisti a una presenza marginale (7%).
L’avvento del fascismo è segnato da forti pressioni locali: nel 1923 il sindaco Temistocle Tazzioli è costretto alle dimissioni dopo una campagna denigratoria orchestrata dai fascisti. Nonostante il Pnf ottenga il 44,6% dei voti nel 1924, il territorio mantiene una latente opposizione. Tuttavia, dei 49 schedati politici nati a Montefiorino (tra cui 14 socialisti e 10 comunisti), solo sei risiedono effettivamente in comune durante il Ventennio; la grande maggioranza è infatti emigrata verso la pianura o la Francia a causa delle difficili condizioni economiche della montagna.
Durante la Seconda guerra mondiale, Montefiorino diventa il cuore pulsante della Zona libera partigiana, un’esperienza democratica senza precedenti che coinvolge diversi comuni tra Modena e Reggio Emilia. Per circa quaranta giorni, nell’estate del 1944, l’area è sottratta al controllo nazifascista e retta da un’amministrazione embrionale guidata dal comunista Teofilo Fontana. Nonostante la caduta della “Repubblica” in agosto sotto l’offensiva tedesca, Fontana prosegue la lotta al comando della Polizia partigiana. Alla Liberazione, il Cln lo designa alla guida del comune, incarico poi confermato dalle elezioni amministrative del 1946.
