Carpi
Carpi è tra i maggiori comuni della provincia, distante 17 km da Modena, con circa 35.300 abitanti nel 1944 e una forte presenza di mezzadri. Nei primi anni del Novecento diviene il principale centro socialista locale grazie all’azione dell’imprenditore riformista Alfredo Bertesi. Nel primo dopoguerra, Carpi vive un momento di profonda trasformazione, segnato da una crisi economica che colpisce al cuore la sua identità produttiva: il settore del truciolo. Questo crollo, unito alle difficoltà dell’agricoltura, innesca una miccia sociale esplosiva. La Camera del Lavoro diventa il quartier generale della protesta, guidando gli operai nella lotta per diritti fondamentali come la giornata di otto ore e migliori salari. La tensione culmina nel dicembre del 1919 con tumulti spontanei e saccheggi, che vedono i socialisti issare la bandiera rossa sul palazzo comunale, simbolo di una speranza rivoluzionaria che agita le masse. Proprio in questo clima, il fronte socialista si spacca. Da una parte troviamo Alfredo Bertesi, figura storica del riformismo, che si allontana dalle posizioni radicali oramai maggioritarie del partito e dall’altra Guido Mazzali, leader dei massimalisti, che attraverso il giornale “Falce e Martello” dichiara guerra aperta al moderatismo e al giornale riformista “Luce”.
La presenza cattolica è guidata da don Roberto Maletti. Anima del Partito Popolare a Carpi, Maletti incarna una posizione coraggiosa: è fermamente antisocialista per ragioni dottrinali, ma altrettanto ostile al fascismo nascente. Attraverso le colonne de “L’Operaio cattolico”, conduce una battaglia contro la violenza squadrista, mantenendo viva una sensibilità sociale che non accetta compromessi con l’autoritarismo. Alle elezioni politiche del 1919 i socialisti ottengono 3.139 voti, contro i soli 398 dei popolari. Significativa l’affermazione del Fascio d’avanguardia che con 911 voti raccoglie un numero cospicuo di consensi. Il 10 ottobre 1920 alle elezioni comunali la lista socialista si afferma ottenendo 3.800 voti contro i 1.600 della coalizione conservatrice della lista denominata “Blocco per la difesa del comune”. I socialisti vincono soprattutto grazie all’ampio consenso raccolto nelle campagne, mentre nell’area urbana le due liste si equivalgono. Il socialista Emidio Casoli diventa sindaco.
Nel dicembre 1920, la nascita del Fascio carpigiano cambia le regole del gioco. Nei primi quattro mesi di vita raccolgono oltre 200 iscritti, per la maggior parte giovani tra i 20 e i 30 anni, tra cui numerosi commercianti, impiegati, artigiani, agricoltori e qualche studente imbevuto di nazionalismo. Nel giro di pochi mesi operano al servizio dell’Agraria locale in funzione antisocialista, anche se non mancano le aggressioni ai cattolici, vista l’inclinazione anticlericale di molti fascisti carpigiani. In pochi mesi, la Camera del Lavoro viene assaltata e data alle fiamme per ben tre volte. La violenza è tale che il sindaco socialista Emidio Casoli è costretto alle dimissioni nel 1921, lasciando la città in mano a un commissario e, poco dopo, al pieno controllo fascista guidato da Salesio Schiavi che rimane sindaco fino al 1927. La Chiesa locale mantiene un orientamento religioso senza politicizzazione marcata (con l’evidente eccezione di Don Zeno Saltini), pur con tensioni nel 1931 sulla chiusura di circoli cattolici; negli anni Trenta la disoccupazione spinge all’emigrazione e a scioperi contadini, mentre permane un’organizzazione comunista radicata. Sono attestati 16 confinati, oltre 40 condanne dal Tribunale speciale per 280 anni di carcere, 275 schedati (7 anarchici, 22 antifascisti, 127 comunisti, ecc.) e retate fino al 1943-1945.
Durante la Resistenza Carpi rientra nella Prima zona partigiana (con Campogalliano, Novi, Soliera), la più attiva grazie a tradizioni operaie anarchico-socialiste-comuniste, industria locale, vicinanza al capoluogo e solidarietà popolare, con Gap e Sap (primavera-estate 1944, ufficialmente comuniste ma miste) che evolvono nella 15a Brigata d’Assalto Diavolo; dopo la Liberazione del 22 aprile 1945 il Cln nomina sindaco il comunista ex partigiano Bruno Losi, confermato il 24 marzo 1946.

Il manifesto elettorale di Carpi. A destra la lista ‘della rondinella’ in cui sono indicati gli esponenti del Partito d’Azione

