Savignano sul Panaro

Situato a 23 km da Modena, al confine con la provincia di Bologna, Savignano conta 5.394 abitanti nel 1944. Nonostante la presenza di una cartiera e l’impiego di manodopera presso la Sipe di Spilamberto, l’economia resta ancorata al settore agricolo, che occupa il 77% della popolazione. Il primo dopoguerra è segnato da forti rivendicazioni sociali, come lo sciopero dell’aprile 1920 in cartiera, dove le maestranze chiedono ferie per l’anniversario della Rivoluzione russa e la riassunzione dei licenziati politici. Nelle elezioni del 1919 e del 1920 i socialisti impongono un’egemonia schiacciante, eleggendo sindaco il contadino Angelo Fantoni. Tuttavia, l’ascesa del fascismo inverte rapidamente la rotta: nel maggio 1921 Fantoni si dimette sotto la pressione del Fascio locale e, nelle amministrative del 1922, la protesta di socialisti e popolari — che disertano le urne — consegna il comune ai fascisti.

Il consolidamento del regime non avviene senza scosse interne, come dimostrano le dimissioni dei membri del direttorio fascista nel 1926 in polemica con la nomina a podestà di Giovanni Garagnani perché sostenitori del Fascio locale. Sebbene l’opposizione organizzata sembri svanire, persiste un sentimento antifascista sotterraneo che si manifesta in atti di insofferenza civile. La polizia scheda 20 nati a Savignano, tra cui 12 comunisti, molti dei quali attivi fuori dai confini comunali a causa di una forte mobilità verso il Bolognese e la Francia. Figure di spicco sono Mario Cremonini, combattente in Spagna, e Vincenzo Nanetti, arrestato nel 1938. Nel 1942, i contatti tra il gruppo comunista di Samuele Simonini alla Sipe e gli operai savignanesi pongono le basi per i primi nuclei resistenziali.

Inserito nella Quinta zona partigiana, il movimento partigiano locale si sviluppa in modo disomogeneo, gravitando principalmente attorno al polo di Spilamberto. Nel gennaio 1945 le squadre della zona vengono unificate nella Brigata Sap Casalgrandi. Con la Liberazione, il Cln affida la guida del comune al comunista Alfano Sala, a cui succede, dopo le elezioni del marzo 1946, il compagno di partito Luigi Migliori.


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Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena - E.T.S.


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