Maranello
Maranello, comune di 6.602 abitanti situato a circa 18 km da Modena, mantiene nel 1944 un’economia prevalentemente agricola, pur ospitando dal 1943 uno stabilimento meccanico a fronte di un sensibile flusso migratorio. Nel primo dopoguerra il panorama politico è movimentato: se nelle elezioni del 1919 si afferma il Psi (307 voti) seguito dal Ppi (162) e dai liberal-democratici (191), nelle amministrative del 1920 sono i popolari a conquistare il Comune con il sindaco Giovanni Pezzuoli. L’amministrazione ha però vita breve a causa delle violenze fasciste, che portano nel 1922 a nuove elezioni segnate dall’astensione di popolari e socialisti per mancanza di libertà; la lista del Pnf ottiene così la totalità dei voti.
Con la riforma del 1927, Ezecchiello Montorsi diventa il primo podestà per decreto reale. Nonostante il consolidamento del regime e la lunga gestione di Giuseppe Ferrari Amorotti (podestà dal 1934 al 1943), il consenso al fascismo resta circoscritto ai possidenti e ai nuovi imprenditori edilizi. I ceti operai e bracciantili mantengono condizioni di vita precarie e una latente ostilità al fascismo, alimentata dalla presenza di una cellula del Partito comunista in contatto con Modena. Le autorità sorvegliano costantemente figure come l’ex deputato popolare Alessandro Coppi e numerosi esponenti socialisti e comunisti, tra cui Gerardo Soragni e Leandro Barbieri.
Questa opposizione sotterranea rende Maranello un centro attivo della Resistenza. Già l’8 settembre 1943 si registra un tragico scontro quando i tedeschi aprono il fuoco contro il 36° Artiglieria: nell’attacco muore il comunista Demos Malavasi, mentre riesce a fuggire Mario Ricci, il futuro comandante “Armando”. Dopo la Liberazione, si succedono alla guida del comune Antonio Zampighi e Alessandro Tagliazucchi, fino alla nomina del comunista Mario Cerminara, confermato dal voto popolare del marzo 1946.
