Soliera

Situato a 10 km da Modena, il comune di Soliera conta 10.245 abitanti nel 1944. L’economia è marcatamente agricola, ma il primo dopoguerra vede una vivace, seppur difficile, attività manifatturiera. Il protagonismo politico è fin da subito socialista, sostenuto da una rete sindacale capillare che nel 1920 conta ben 12 leghe tra braccianti, muratori e birocciai. Nelle elezioni del 1919 e del 1920 i socialisti ottengono vittorie schiaccianti, portando all’elezione dei sindaci Cesare Marverti e Geminiano Loschi. Tale radicamento scatena la violenta reazione dello squadrismo carpigiano: tra incendi a circoli e scontri simbolici, la Giunta è costretta alle dimissioni nel 1921. Il crollo elettorale socialista delle politiche del 1921 e l’astensione di massa alle amministrative del 1922 consegnano il comune ai fascisti, espressione dei grandi possidenti e della piccola borghesia.

Campagna elettorale a Soliera, 1946
Campagna elettorale a Soliera, 1946

L’antifascismo solierese, tuttavia, non viene smantellato e passa progressivamente sotto l’egemonia del Pci. La polizia scheda ben 123 residenti, tra cui spicca Olinto Cremaschi, dirigente comunista e animatore della difesa contadina. Il dissenso è diffuso e coinvolge interi nuclei familiari e figure trasversali, come il gestore del cinema “Italia” Fernando Malagoli, che proietta pellicole russe, o l’ex sindaco Loschi, che nasconde materiale propagandistico. Gli anni Trenta sono segnati da agitazioni sociali di rilievo, come la marcia dei 1.500 braccianti verso Carpi nel 1930 e lo sciopero di 700 operai a Limidi nel 1931. Nonostante le ondate di arresti che colpiscono leader come Bruno Losi e Alberto Roncaglia, la rete clandestina rimane operativa fino alla caduta del regime.

Soliera, mezzi per recarsi al voto, 1946
Soliera, mezzi per recarsi al voto, 1946

Con l’occupazione nazista, Soliera diventa il cuore della Prima zona partigiana, il settore di pianura con l’organizzazione più efficiente della provincia grazie alla solida tradizione politica. Tra la primavera e l’estate del 1944 si attivano i Gap, che nell’agosto 1944 fondano nella frazione di Limidi il distaccamento Aristide, alle dipendenze della 65ª Brigata Walter Tabacchi, e le brigate Sap. Nell’aprile 1945 tutte le forze partigiane che restano in zona confluiscono nella 15ª Brigata d’Assalto Diavolo. Alla Liberazione, il Cln reintegra simbolicamente Geminiano Loschi come sindaco, ma le elezioni del marzo 1946 sanciscono il passaggio del testimone ad Alberto Roncaglia, con Loschi che assume la carica di assessore.

 


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