Zocca
Situato sull’Appennino orientale al confine con Bologna, il comune di Zocca conta 7.660 abitanti nel 1944. L’economia è quasi interamente agricola (82%), con una forte componente di mezzadri che, tra il 1920 e il 1921, animano accese lotte sindacali per la revisione dei patti colonici. Politicamente, il dopoguerra vede il primato del Ppi, che nel 1921 ottiene la maggioranza assoluta (50%) superando il Psi (30%) e il Blocco nazionale (20%). Zocca diventa così uno degli epicentri dello scontro tra popolari e socialisti, ma è anche il primo comune montano a cadere sotto i colpi del fascismo: nel dicembre 1922, le dimissioni forzate della Giunta guidata da Battista Balugani portano al commissariamento e alla successiva vittoria del Pnf nell’aprile 1923.
Nonostante il controllo istituzionale, il consenso fascista resta superficiale e le sezioni locali faticano a sopravvivere. Molti dissidenti scelgono la via dell’esilio: tra i 36 schedati figurano Mario Amarilli e Primo Ballotta, combattenti in Spagna, e la famiglia Rubini. In patria, la resistenza morale è rappresentata da figure cattoliche come Zosimo Marinelli, genero dell’ex sindaco Balugani. La repressione contro la sua famiglia è ferocissima: Marinelli viene fucilato a Bologna nel gennaio 1944, mentre i suoi tre figli vengono impiccati dai fascisti nell’eccidio dei Boschi di Ciano nel luglio dello stesso anno.
Il movimento partigiano si riorganizza dopo lo scontro di Pieve di Trebbio (marzo 1944). Bruno Scaglioni “Moro” coordina una formazione di un centinaio di uomini che, nel giugno 1944, elimina i vertici del fascio locale e incendia i registri comunali. Nella valle del Panaro operano inizialmente nuclei autonomi e disomogenei, che il Cln locale tenta di coordinare nel settembre 1944 sotto il comando di Mario Guermandi “Guerra”. Tra la fine del 1944 e l’inizio del 1945, queste forze confluiscono nella 33ª Brigata Matteotti, la principale formazione socialista del modenese, guidata da Eros Basile e Renato Prati. Nonostante la vicinanza al fronte e la scarsità di mezzi, la brigata mantiene un ruolo attivo fino alla Liberazione. Dopo il conflitto, si alternano alla guida del comune Pio Cassanelli e Antonio Bartolini, fino all’elezione di Elio Gherardi nel marzo 1946.
