Bomporto
Il Comune di Bomporto, esteso su una fertile pianura tra Panaro e Naviglio e con circa 6.800 abitanti durante la Seconda guerra mondiale, ha un’economia agricola cooperativa molto sviluppata. Dopo l’egemonia socialista confermata dalle elezioni del 1919 e del 1921, la violenza fascista si impone con spedizioni punitive, aggressioni e intimidazioni che rovesciano i rapporti di forza portando alla vittoria fascista nelle amministrative del novembre 1922 e al progressivo soffocamento di leghe, cooperative e forme di dissenso politico. Nonostante il controllo del regime, negli anni Trenta permangono forme di opposizione, con attività comuniste clandestine, episodi repressivi e figure di rilievo, tra cui militanti impegnati anche nella guerra di Spagna, nella lotta antifascista in Italia e all’estero, spesso colpiti da carcere, confino o morte. Il disagio sociale e la guerra favoriscono un nuovo sviluppo dell’antifascismo, a cui contribuisce in modo decisivo don Giuseppe Boselli, attivo nell’Azione cattolica e nell’aiuto a perseguitati. Parroco di Bomporto dal 1942 al 1981, il sacerdote era nato a Gavello di Mirandola il 14 maggio 1902 e morirà a Cognento di Modena il 14 luglio 1989. Nel dicembre del 1943, insieme al dottor Carlo Testa e al maresciallo dei carabinieri Francesco Lo Castro, comincia a formare un embrionale nucleo di oppositori al nazifascismo, che si sarebbe poi trasformato nello stesso Cln nella tarda estate del 1944, con l’inserimento di un rappresentante socialista e di uno comunista. Dalla primavera del 1944 Bomporto rientra nella Terza zona partigiana, dove opera il Distaccamento Gap “Achille”, di orientamento comunista ma politicamente composito, che diventa Battaglione Achille, partecipa alla liberazione della zona e di Modena e presidia l’Accademia militare dopo la resa tedesca, fino alla smobilitazione. Centrale e ancora controversa è la figura del medico Carlo Testa “dott. Mario”, segretario del Cln di Bomporto, costretto alla fuga in montagna per l’aiuto prestato ai partigiani, poi aderente alla Brigata Italia Montagna. Il 23 aprile 1945 il Cln di Bomporto nomina sindaco don Giuseppe Boselli. Il 9 maggio 1945 Testa, don Boselli e Lo Castro, mentre viaggiano in auto, sono vittime di un agguato a colpi di mitra, che provoca la morte del dottore e il ferimento degli altri due.
Il 7 luglio 1945 il prefetto nomina sindaco, al posto di don Boselli, Zelindo Bertacchini, che tuttavia non prenderà mai possesso della carica. Appena una settimana dopo, infatti, il 14 luglio, il prefetto nomina Ferruccio Rasori, ingegnere e possidente con proprietà a Solara. Nato a Parma l’11 luglio 1890, coniugato, Rasori accetta la carica per un paio di mesi, dal momento che – come dichiara – era di salute malferma e risiede a Modena, in via Moreali n. 177. La consegna dell’Amministrazione avviene il 1° agosto 1945 tra Rasori e il sindaco uscente, don Boselli.
Va segnalato il fatto che Rasori era stato proposto anche alla carica di podestà nell’agosto del 1943, per sostituire l’ingegner Rodolfo Bruini. In una nota riservata dei carabinieri del 23 agosto 1943, Rasori è definito «di buona condotta morale e politica»; aveva preso parte alla Prima guerra mondiale col grado di tenente e nel 1935 era stato promosso capitano di complemento nell’Arma del Genio. Non era mai stato iscritto al Partito fascista, ma risultava «di ottimi sentimenti patriottici». A Rasori sarà comunque preferito il commendator Giuseppe Montanari, iscritto al Pnf dal 1925.
Della Giunta Rasori fanno parte Giovanni Luppi, Giuseppe Goldoni, Savio Malavasi (Pci) e Adamo Bertacchini (Psiup) come assessori effettivi e Adelmo Ferretti e Ettore Cagliumi (Dc) come assessori supplenti.
Come sindaco Rasori rimane in carica fino alla fine dell’anno 1945, poiché in autunno esprime nuovamente la volontà di dimettersi. Nonostante il 6 novembre di quell’anno il Cln tenti di farlo desistere, almeno fino alle elezioni amministrative, evidenziando che la popolazione ha «notato e ammirato» l’opera da lui svolta a favore della comunità, Rasori pare irremovibile e il Cln è costretto a nominare un Consiglio comunale, formato da 21 membri, egualmente nominati dai tre maggiori partiti. Per il Pci sono designati Armando Rinaldi, Agostino De Pietri, Albano Ferrari, Roberto Cappi, Amos Sitti, Carlo Fregni e Nestore Pellacani; per il Psiup Giovanni Rinaldi, Marino Pavarotti, Adolfo Veronesi, Giovanni Borsari, Antonio Gavioli, Fortunato Salvioli e Imerio Bulgarelli; per la Dc Ettore Cagliumi, Erasmo Poppi, Silvio Pellacani, Antonio Ganzerli, Silvio Baraldi, Ennio Pizzirani e Mario Barbieri. Questa assemblea nominata dal Cln si riunisce il 2 dicembre 1945 nella sala del Consiglio comunale per l’elezione del sindaco e della Giunta. È designato sindaco con 11 voti su 21 Antonio Gavioli. Nove voti vanno ad Amos Sitti e un voto risulta non valido.
Per l’elezione della Giunta si adotta invece un singolare sistema: i membri di ciascun partito sono eletti dai candidati degli altri due. Il risultato è di due assessori effettivi per ogni partito, mentre i due assessori supplenti sono scelti soltanto tra i candidati di Pci e Dc. Sono dunque eletti come assessori effettivi Nestore Pellacani (Pci), Carlo Fregni (Pci), Giovanni Borsari (Psiup), Marino Pavarotti (Psiup), Silvio Pellacani (Dc) ed Ennio Pizzirani (Dc) e come assessori supplenti Armando Rinaldi (Pci) ed Erasmo Poppi (Dc).
Il 10 dicembre 1945 il prefetto Zanetti chiede ai carabinieri informazioni sui membri della nuova Giunta proposta dal Cln e, dopo l’indicazione dell’Arma, il 31 dicembre, che tutti i nominativi proposti sono «di buona condotta in genere senza precedenti e pendenze penali», il prefetto il 5 gennaio 1946 nomina sindaco il socialista Antonio Gavioli.
Di mestiere falegname, Gavioli era nato il 10 maggio 1897 a Bomporto da Saturno e Tecla Mazzi. Celibe, è residente in via Barbieri n. 28 nella frazione di Sorbara.
La Giunta Gavioli porta Bomporto fino alle elezioni del 31 marzo 1946, nelle quali, su 3.939 votanti i social-comunisti ottengono 2.963 suffragi (che gli valgono 16 consiglieri su 20), mentre alla Dc vanno 859 voti (4 consiglieri). Il 9 aprile viene eletto sindaco il comunista Dionino Gozzi. Assessori effettivi diventano Adamo Bertacchini (Psiup), Giovanni Borsari (Psiup), l’ex sindaco Antonio Gavioli (Psiup) e Savio Malavasi (Pci), assessori supplenti Nino Morandi (Pci) e Verdugo Sala (Pci). Rasori viene invece eletto consigliere di minoranza.
