Cavezzo

Cavezzo si estende in una fertile pianura di 2.683 ettari nella valle del Secchia, distante 27 km dal capoluogo, con 7.300 abitanti nel 1944 impiegati soprattutto nell’agricoltura e uniti da una forte cooperazione. Con le lotte del biennio rosso la classe bracciantile ottiene miglioramenti contrattuali e i socialisti trionfano alle elezioni politiche del 1919 (72%) e amministrative del 1920 con il sindaco Romolo Malavasi; nel 1921 crollano al 44% attaccati dagli squadristi di Carpi e Poggio Rusco. Il 15 aprile 1921 i fascisti issano la bandiera italiana anche sulla casa del sindaco e sulle sedi della Società operaia e della Cooperativa di consumo e costringono la Giunta alle dimissioni. Chiude la Cassa rurale cattolica (1923-1924), i sindacati fascisti raggiungono 546 iscritti (1925), e senza opposizioni vince una lista composta principalmente da possidenti alle amministrative del novembre 1922 con sindaco Carlo Ascari (podestà dal 1927). Nonostante la continua violenza, il fascismo attecchisce lentamente, ottenendo solo 55% nel 1924 e registrando il record di “no” al plebiscito 1929 (5,5%, 93 voti). Sono 32 i nati a Cavezzo schedati dalla polizia: 7 anarchici, 5 antifascisti, 1 antinazionale, 4 comunisti, 12 socialisti, 1 social-comunista, 1 sovversivo e 1 senza qualifica.
Nel periodo resistenziale, Cavezzo è compreso nella Seconda zona partigiana, una delle sette aree già individuate dal Pci per l’organizzazione di partito nella provincia alla fine del 1943. Si tratta di un territorio che, se da una parte vede una larga presenza di depositi di munizioni e centri logistici della Wehrmacht, dall’altra offre maggiori possibilità di effettuare azioni contro il traffico militare tedesco e della Rsi.
Le due principali tipologie di formazioni partigiane presenti nell’area sono i Gap e le Sap, che danno avvio alla propria attività tra la fine della primavera e l’estate del 1944.
I Gap della Seconda zona – alle dipendenze del Distaccamento Gap Walter Tabacchi, poi 65a Brigata Garibaldi Gap Walter Tabacchi – a fine settembre 1944 vengono racchiusi nel Distaccamento Gap Bruni.
Oltre al Distaccamento Gap Bruni, operano nella zona le Sap della 2a Brigata Sap Damasco, molto attiva ma colpita diverse volte dai rastrellamenti a opera di alcuni militi della Brigata nera Ghisellini. La Damasco, come le altre formazioni della zona, confluirà nella 14a Brigata d’Assalto Remo.

Alla Liberazione, il Cln affida la guida del comune al socialista Adelmo Vaccari. Con le elezioni amministrative del 17 marzo 1946, il ruolo di primo cittadino è assunto da Luigi Borsari, comunista ed ex partigiano noto con il nome di “Gianni”, mentre Vaccari diventa consigliere comunale.


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