Fiumalbo

Situato nell’alto Appennino al confine con la Toscana, Fiumalbo si estende su 39 kmq e conta meno di 3.000 abitanti nel 1944. L’economia locale è quasi esclusivamente agricola. Nel primo dopoguerra, il panorama politico vede l’egemonia del Ppi, che nel 1921 raggiunge il 60% dei consensi. Si registra inoltre un caso unico in tutta la montagna modenese: la nascita di una sezione del Pri che arriva a contare 30 aderenti. Nonostante lo scioglimento della sezione repubblicana decretato dal prefetto nel 1925, l’opposizione al regime non scompare del tutto: la polizia scheda 29 antifascisti, tra cui undici socialisti e nove repubblicani, molti dei quali costretti all’esilio.

Nel corso del Ventennio, tuttavia, Fiumalbo si distingue per una marcata influenza fascista rispetto ai centri vicini. Nel febbraio 1944 viene nominato commissario prefettizio il maestro Valentino Giambi, figura controversa iscritta al Pfr. Giambi instaura con le truppe tedesche un rapporto personale basato su intrattenimenti e “pranzi luculliani”, arrivando a donare agli occupanti salumi destinati alla popolazione. Sebbene criticato dai fascisti locali per la gestione disinvolta delle risorse comunali e uno stile di vita vizioso e dedito ai piaceri della tavola, il suo operato risparmia oggettivamente al paese le devastazioni subite dalle località limitrofe.

Giambi rimane in carica fino alla fine del conflitto, su coercizione di due militari che gli avevano avanzato diverse minacce persino all’insediamento di un suo successore. Con la Liberazione, il clima politico muta radicalmente: dal 30 aprile 1945 viene nominato sindaco il comunista Giuseppe Coppi, figura che riceverà la conferma ufficiale dal voto popolare nelle elezioni del marzo 1946.


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