Formigine

Formigine è un comune di oltre 11.000 abitanti situato nella zona pedemontana modenese. Dal punto di vista economico prevale una solida economia agricola, centrata sull’industria casearia, su allevamenti suinicoli che alimentano una fiorente industria salumiera, sulla coltivazione di grano e sulla produzione di uve. Una vocazione agricola che non perde la sua centralità durante il fascismo: ancora nel 1936 il 63 per cento della popolazione è occupata in agricoltura, in prevalenza piccoli proprietari e mezzadri, mentre i braccianti costituiscono il 17 per cento del totale. La stessa realtà industriale è molto legata all’agricoltura: dai salumifici presenti a Casinalbo e a Corlo, alle distillerie e alla Cantina sociale (inaugurata nel 1920 e presieduta dall’ebreo Eugenio Guastalla, nel 1944 deportato e ucciso ad Auschwitz) presenti a Formigine, alla quarantina di caseifici e ai sette mulini in attività sul territorio. Sono presenti anche una fornace e qualche laboratorio meccanico di piccola dimensione, mentre sta volgendo al tramonto l’attività di lavorazione del truciolo per la produzione di cappelli di paglia, che dall’inizio dell’Ottocento ha occupato centinaia di formiginesi nei laboratori e soprattutto nella lavorazione a domicilio. Territorio non coinvolto dalle forti passioni politiche che nei primi due decenni del Novecento hanno investito la Bassa modenese e la stessa città di Modena – e dove la Chiesa è molto radicata con numerose istituzioni – nell’immediato dopoguerra Formigine vede l’affermazione di un forte movimento popolare, che contrasta con successo la pur rilevante presenza socialista. Alle elezioni politiche del 1919 il Partito popolare ottiene 607 voti, superando i 574 del Psi e i 209 dei liberal-democratici. In quelle del 1921, i suoi voti salgono a 999, mentre i socialisti restano stabili a 608 e il Blocco Nazionale si ferma a 338.
Questa egemonia termina bruscamente nel dicembre 1922. Per scalzare l’amministrazione popolare, che nel 1920 ha portato in consiglio numerosi esponenti del mondo rurale, centinaia di squadristi occupano il paese. L’amministrazione passa in mano fascista e tornano alla guida del comune i rappresentanti delle famiglie borghesi tradizionalmente presenti nel governo locale in epoca liberale, escluse da un’amministrazione popolare che nel 1920 aveva portato in consiglio soprattutto esponenti del mondo agricolo, in particolare contadini, affittuari e mezzadri. Il regime punta subito a smantellare le istituzioni antifasciste, tra cui l’Associazione nazionale combattenti presieduta dal leader popolare Francesco Luigi Ferrari, contro cui si concentra la violenza fascista: già bastonato nel 1923, nel settembre 1926, dopo l’attentato al duce dell’anarchico Lucetti, il suo studio professionale a Modena è saccheggiato e la sua casa di Formigine, dove risiede con la famiglia, circondata da fascisti che sparano diversi colpi contro l’edificio.
Durante il Ventennio, l’opposizione si riduce a una dimensione individuale. Si contano 54 antifascisti schedati (tra cui 16 socialisti, 14 comunisti e 9 anarchici), ma il dissenso resta latente. Un segnale emblematico della diffidenza delle autorità verso le masse operaie si ha nel 1943: il podestà di Formigine rifiuta il trasferimento della fabbrica di Enzo Ferrari nel territorio comunale per timore dell’arrivo di centinaia di operai “sovversivi”, costringendo l’industriale a ripiegare su Maranello. La reazione popolare esplode dopo la caduta del regime: ben 385 giovani formiginesi entrano nelle formazioni partigiane della montagna. È un numero rilevante che testimonia una realtà popolare mai completamente assorbita dal fascismo.

Dopo la Liberazione, la guida del comune passa al democristiano Giovanni Montagnani, nominato dal Cln.

Archivio storico Comune di Formigine, Carteggio generale, anno 1946, cat. I, Consiglio Comunale, manifesto elettorale con i candidati delle liste

Alle elezioni amministrative del 1946, nelle quali Formigine, secondo la legge entrata in vigore nel gennaio del mesimo anno, deve eleggere 30 consiglieri, va al voto il 31 di marzo con il metodo maggioritario. La competizione elettorale si svolge tra due liste: da una parte la coalizione di Partito comunista insieme al Partito socialista di unità proletaria e al Partito d’Azione Psiup e dall’altra la Democrazia cristiana. I risultati danno la vittoria alla prima lista che elegge 24 consiglieri contro i 6 che spettano alla lista arrivata seconda. Il 9 di aprile il nuovo consiglio elegge la giunta e il sindaco Giovanni Zanfrognini

Archivio storico Comune di Formigine, Carteggio generale, anno 1946, cat. I, Consiglio Comunale, manifesto elettorale, particolare del simbolo della lista Pci e Psiup con aggiunta a matita l’indicazione del Partito d’Azione

 

Fotografia tratta da  Quelli che non si arresero. Vicende della Resistenza formiginese, Comitato per le celebrazioni del XXXIII della Resistenza, pubblicazione della Biblioteca comunale di Formigine, 1978, p. 104

 

Fonti

  • Cesare Malagoli, Il Consiglio comunale dall’unificazione ad oggi, Formigine, 2003

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