Frassinoro
Comune dell’alto Appennino al confine con la Toscana, Frassinoro conta nel 1944 una popolazione di circa 5.600 abitanti. L’economia locale, basata su un’agricoltura povera, è segnata da un alto tasso di emigrazione e di lavoro stagionale. Nel primo dopoguerra l’amministrazione è in mano ai popolari, ma lo scenario politico è inizialmente frammentato: se nel 1919 prevalgono i partiti liberal-democratici con il 63% dei consensi, le elezioni del 1921 segnano il netto trionfo del Partito popolare italiano, che stravince con il 76% dei voti a fronte di un marginale 7% ottenuto dai socialisti.
L’avvento del fascismo si consolida con le elezioni del 1924, in cui il Pnf ottiene il 63,2% delle preferenze. Il primo podestà è Ettore Tazzioli di Fontanaluccia e il partito si radica nel territorio arrivando a contare, nel 1926, ben 218 iscritti. Sebbene l’opposizione organizzata non sia significativa negli anni Venti, le insostenibili condizioni economiche innescano forti proteste da parte dei disoccupati. La repressione politica colpisce 25 schedati, tra cui diversi anarchici e comunisti, ma la grande maggioranza degli antifascisti locali è costretta all’esilio: in paese ne rimangono infatti solo cinque.
In questo contesto spicca il dissenso di alcuni esponenti del clero, come don Francesco Fiori, attivo nella propaganda contro il regime, e don Mario Prandi. Quest’ultimo, parroco di Fontanaluccia, nel 1940 istituisce un ospizio per persone con deficit fisici e psichici, unico centro di assistenza in tutta la montagna, e vive intensamente l’esperienza della Repubblica partigiana di Montefiorino. Durante la Resistenza, il territorio diventa base per le formazioni democristiane e per il gruppo di Alpino Righi ed è anche uno dei comuni che fa parte dell’esperienza della Zona libera di Montefiorino. Il percorso verso la democrazia si compie dopo il 25 aprile: ai sindaci provvisori Guidi e Balducchi succede, con le elezioni del marzo 1946, il democristiano Gustavo Zanotti.
