Lama Mocogno

Lama Mocogno, comune dell’Appennino modenese attraversato da cruciali vie di comunicazione, conta nel 1944 una popolazione di 6.449 abitanti, con un tasso di analfabetismo del 15%. Nel primo dopoguerra la municipalità è retta dai popolari e presenta un quadro politico inizialmente equilibrato: alle elezioni del 1919 il Ppi (247 voti), i socialisti (212) e le forze liberal-democratiche (218) si attestano su livelli simili. Tuttavia, nel 1921 i popolari consolidano il primato salendo a 407 voti, mentre i socialisti calano a 129. Il “biennio rosso” è segnato in zona da una forte conflittualità tra queste due fazioni, che sfocia spesso in scontri fisici e tentativi di boicottaggio delle manifestazioni avversarie.

Grazie alla solidità del movimento popolare, Lama Mocogno oppone una strenua resistenza alla penetrazione squadrista, risultando uno degli ultimi comuni della provincia a cadere sotto il controllo fascista: la Giunta si dimette infatti solo nella prima metà del 1924. In questa fase emerge una rilevante componente comunista, che alle elezioni del 1924 ottiene il 27,5% dei voti, pur non riuscendo in seguito a strutturarsi stabilmente nella clandestinità provinciale. La repressione del regime colpisce 52 schedati nati nel comune, tra cui spiccano 24 comunisti e figure di rilievo come Giuseppe Giacobazzi, già sindaco e consigliere provinciale, convinto oppositore del fascismo.

Con lo scoppio della guerra, le pessime condizioni di vita riaccendono il malcontento, specialmente tra gli agricoltori. Dopo la Liberazione, il Cln nomina sindaco il comunista Arturo Borri, ma il panorama politico muta con le elezioni amministrative del marzo 1946: la carica di primo cittadino passa all’ex partigiano Pellegrino Martino, già commissario politico della 33ª Brigata Dragone, mentre Borri assume il ruolo di assessore.


Galleria Fotografica


Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena - E.T.S.


CONTATTI

  • Viale Ciro Menotti 137 - 41121 Modena
  • TEL: 059 219442/42377
  • PEC:istitutostoricomodena@pec.it
  • CF:  80010530360

Questo progetto rientra in Storie digitali Modena, un portale che intreccia voci, mappe, documenti e racconti per far rivivere il Novecento modenese.

Con il contributo di: