Marano sul Panaro

Situato sulle prime colline modenesi lungo il fiume Panaro, Marano conta nel 1944 circa 4.400 abitanti, impiegati prevalentemente nell’agricoltura. Nel primo dopoguerra il comune manifesta un orientamento politico marcatamente di sinistra: alle elezioni politiche del 1919 il Psi trionfa con 465 voti, distaccando nettamente il Ppi (104) e le forze liberal-democratiche. Questa spinta si conferma nelle amministrative del 1920 con l’elezione a sindaco di Fulvio Geminiano Valeriani, bracciante e dirigente sindacale. Tuttavia, nel maggio 1921, la Giunta è costretta alle dimissioni sotto la pressione delle violenze fasciste e l’amministrazione viene commissariata, mentre Valeriani è costretto a riparare all’estero dopo una condanna per oltraggio.

Durante il Ventennio, il controllo del regime appare solido: Marano è tra i comuni che non registrano alcun “No” ai plebisciti del 1929 e del 1934. Nonostante l’apparente unanimismo, gli apparati di sicurezza schedano 33 antifascisti nati nel territorio, di cui la grande maggioranza (25) è di orientamento comunista. L’attività clandestina, seppur episodica, prepara il terreno per la lotta armata.

Partirà proprio da Marano, il 5 marzo 1944, la spedizione Bandiera, che raccoglie 120 giovani renitenti con l’obiettivo di collegarsi ai meglio organizzati uomini di “Armando”. La formazione incappa però in un attacco fascista che ne provoca lo scioglimento prematuro. Con la Liberazione, il Cln designa come sindaco il comunista Tito Manni, che viene poi confermato dalla cittadinanza nelle elezioni del marzo 1946.


Galleria Fotografica


Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena - E.T.S.


CONTATTI

  • Viale Ciro Menotti 137 - 41121 Modena
  • TEL: 059 219442/42377
  • PEC:istitutostoricomodena@pec.it
  • CF:  80010530360

Questo progetto rientra in Storie digitali Modena, un portale che intreccia voci, mappe, documenti e racconti per far rivivere il Novecento modenese.

Con il contributo di: