Mirandola
Comune della pianura nord con 23.382 abitanti nel 1944, Mirandola vanta una radicata tradizione politica che vede i socialisti alla guida del municipio sin dal 1901. Alle elezioni politiche del 1919 il Psi ottiene il 69% dei suffragi, confermando la propria forza l’anno successivo con l’elezione a sindaco di Vito Vischi. Il panorama antifascista è arricchito da una solida componente libertaria, guidata da figure come Giuseppe Luppi e Giovanni Bassoli, e da un seguito cattolico attestato al 13%. La reazione agraria alle agitazioni per il caroviveri non si fa attendere: i proprietari terrieri appoggiano lo squadrismo per scardinare il potere locale. Nell’aprile 1921 i fascisti occupano la Camera del lavoro e costringono Vischi alle dimissioni; poco dopo, nelle elezioni politiche, i partiti del Blocco nazionale balzano al 56%, mentre il voto socialista crolla al 30%.
Nonostante i tentativi di pacificazione promossi dal leader socialista Mario Merighi, le violenze proseguono fino alla conquista fascista del Comune nel dicembre 1922 con il sindaco Dario Ferraresi. Il regime spinge molti oppositori all’emigrazione, ma non riesce a spegnere il dissenso della piccola borghesia cittadina e delle campagne. Negli anni Trenta, l’influenza morale di don Zeno Saltini, parroco di San Giacomo Roncole, e l’azione educativa di insegnanti azionisti come Roberto Serracchioli e Sergio Telmon mantengono vivi i valori democratici. Fondamentale per l’unificazione delle diverse anime dell’antifascismo è il ritorno dalla Francia, nel 1942, del comunista Arturo Galavotti. Complessivamente, gli schedati politici nati a Mirandola sono 149, con una netta prevalenza di socialisti (55) e comunisti (40).
Con lo scoppio della lotta armata nel 1944, il territorio diventa operativo per i Gap della 65ª Brigata Garibaldi e per le Sap della 2ª Brigata Damasco. Queste formazioni, impegnate nel contrasto ai rastrellamenti della Brigata nera Ghisellini, confluiranno infine nella 14ª Brigata d’Assalto Remo. Dopo la Liberazione l’attività amministrativa riprende il 24 aprile, con la designazione a sindaco, da parte del Cln, del socialista Nino Lolli, che firma il suo primo atto il 30 aprile. Il 4 maggio viene nominata anche la prima Giunta, formata da Alfo Soncini, Carlo Tosatti, Annibale Savi, Vilmo Cappi e Paolo Gambuzzi. Con decreto del prefetto di Modena del 7 luglio 1945 Lolli è confermato nella carica di sindaco mentre un decreto prefettizio del 14 luglio successivo designa ad assessori effettivi Annibale Savi, per il Pci, il dottor Carlo Tosatti, possidente, per la Dc, Alfo Soncini, socialista, impiegato alla Metallurgica Focherini, e l’azionista Paolo Gambuzzi, studente universitario in Medicina, e ad assessori supplenti il comunista Fois Guandalini, operaio specializzato, e Gino Baratta, artigiano e commerciante, per la Dc.
La situazione del Comune all’indomani della Liberazione è drammatica. Così la descrive il sindaco Lolli: «Case distrutte o semi distrutte, gli accessi alla città sbarrati da muretti difensivi, le strade interrotte, gli stabilimenti danneggiati ed inutilizzati, il disordine in tutti i campi della vita cittadina, la disoccupazione, la mancanza o deficienza di molti generi di prima necessità, parecchi servizi pubblici sospesi, i traffici paralizzati. A ciò è doveroso aggiungere la grave scarsità di tutti i raccolti agricoli dell’annata, l’ascesa impressionante di tutti i prezzi e da ultimo le condizioni deficitarie del bilancio comunale».
Alla fine d’agosto del 1945 Gambuzzi si dimette da assessore per motivi di studio, venendo sostituito da Ardo Furlani.
Alle elezioni del 17 marzo 1946 la lista social-comunista ottiene 9.638 voti (conquistando così 24 seggi), la Democrazia cristiana 1.378 (sei seggi) e il Partito d’azione 444 (nessun seggio). Lolli, che godeva di un’ampia popolarità, è il candidato che ottiene più voti (9.842) e viene proclamato nuovamente sindaco nella seduta consiliare del 31 marzo 1946. Il Consiglio comunale elegge anche gli assessori effettivi Alfo Soncini (Psiup), Annibale Savi, Tullio Paltrinieri e Fois Guandalini (Pci) e gli assessori supplenti Renzo Pivetti (Dc) e il socialista Mario Magni, già nominato commissario straordinario dell’Ente nazionale assistenza lavoratori (Enal) di Mirandola.
