Nonantola
Situata a 10 km da Modena, Nonantola conta 10.847 abitanti nel 1944, legati all’agricoltura, all’allevamento e alla storica istituzione della Partecipanza agraria. Nel primo dopoguerra le sinistre mostrano una solida vitalità: nel 1920 il Psi riconquista il comune con l’80% dei voti, avviando riforme per i braccianti. L’offensiva squadrista intacca però questo primato, portando i socialisti al 49% nelle politiche del 1921. Il clima di violenza ai seggi favorisce la vittoria fascista nel novembre 1922, con l’insediamento del proprietario terriero Gino Friedmann. Nonostante il consolidamento del regime, il dissenso resta vivace: alle elezioni del 1924 i fascisti si fermano al 47%, superati dai voti delle opposizioni, tra cui spicca la struttura clandestina comunista.
La vita politica locale è segnata da fratture interne al fascismo: nel 1926 la federazione provinciale impone lo scioglimento della Giunta Friedmann, colpevole di essere composta da elementi non allineati al Fascio locale. L’ostilità verso il nuovo podestà Benigno Allegretti causa un crollo delle tessere del Pnf. Negli anni Trenta, la crisi economica e la disoccupazione alimentano la protesta e il consolidamento di cinque cellule comuniste, tra cui figura anche Lorenzino Iori, primo sindaco alla guida del comune nel 1946. Una forma di resistenza singolare è quella di Eliseo Zoboli, ex segretario della Camera del lavoro, che vive in esilio volontario nella Torre dell’Orologio fino al 1940; alla sua memoria si ispira il distaccamento partigiano Cinno, fautore di un approccio il più possibile non violento e lontano dalla lotta armata, fonte di disaccordo con i partigiani comunisti.
Durante il Secondo conflitto mondiale, Nonantola diventa protagonista di una straordinaria rete di solidarietà: tra il 1942 e il 1943, Villa Emma accoglie decine di ragazzi ebrei in fuga dai Balcani. Dopo l’8 settembre, grazie all’aiuto dei cittadini e del clero, 73 giovani ebrei e la stessa famiglia Friedmann riescono a rifugiarsi in Svizzera. Sul fronte della lotta armata, il comune appartiene alla Terza zona partigiana (insieme ai comuni di Bastiglia, Bomporto e Ravarino), dove operano i Gap inquadrati nel Distaccamento Achille della 65ª Brigata Garibaldi. Nell’aprile 1945, l’unità si trasforma nel Battaglione Achille, che con circa 500 uomini tra Gap e Sap partecipa attivamente alla liberazione della zona e della città di Modena. Nel dopoguerra, dopo le reggenze di Filiberto Gasparini e Aldo Orsi, il comunista Lorenzino Iori viene nominato sindaco dal Cln e confermato dal voto popolare nel marzo 1946.
