Riolunato

Piccolo comune ai piedi del monte Cimone, Riolunato conta 1.889 abitanti nel 1944. L’economia è dominata dall’agricoltura (72% degli occupati), ma presenta un settore industriale e dei trasporti rilevante (20%), trainato dalla Società elettrica centrale impegnata nella costruzione della diga sullo Scoltenna. Nonostante l’emigrazione diffusa, tipica dell’alto Appennino, il territorio mantiene una vivacità sociale espressa dalla cooperativa cattolica di Groppo, attiva fino al 1939. Nel 1920 il fermento operaio sfocia in uno sciopero dei lavoratori elettrici per ottenere la giornata di otto ore. Politicamente, il dopoguerra sancisce il primato del Ppi, che nel 1919 ottiene il 55% dei voti e nel 1921 sale al 70%, lasciando al Psi e al Blocco nazionale percentuali marginali.

La transizione verso il regime avviene per gradi: nel 1923 le pressioni fasciste portano alle dimissioni di parte del Consiglio comunale, spingendo il sindaco popolare a iscriversi al Pnf per mantenere la carica, diventando poi podestà nel 1926. Sebbene il radicamento fascista degli anni Venti sia limitato a poche decine di iscritti, nelle elezioni del 1924 il partito ottiene il 67% dei consensi. Il dissenso resta silenzioso, con l’eccezione di cinque “no” espressi nel plebiscito del 1929. La polizia scheda tredici antifascisti originari del paese, quasi tutti residenti all’estero, tra cui spicca Domenico Nizzi, muratore comunista e combattente nelle Brigate internazionali in Spagna.

Durante la Resistenza, la posizione strategica sulla strada per l’Abetone rende Riolunato teatro di numerosi attacchi partigiani e violente rappresaglie tedesche, volte a mettere in sicurezza le retrovie del fronte. Dopo la Liberazione, il Cln affida il municipio ai socialisti Sesto Bartolai e Marco Antonio Ferrari. Tuttavia, il ritorno alla democrazia elettiva il 24 marzo 1946 segna la vittoria del democristiano Onorio Contri, ripristinando la tradizionale guida cattolica della comunità.


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