San Cesario sul Panaro
Distante 17 km da Modena e confinante con il Bolognese, San Cesario sul Panaro conta 4.559 abitanti nel 1944. L’economia è dominata da una proprietà terriera quasi feudale in mano a poche famiglie, come i conti Boschetti, sebbene non manchino realtà industriali quali la Cartiera Fratelli Vismara e due fabbriche di laterizi. Nonostante un altissimo tasso di analfabetismo (secondo solo al comune di Prignano sulla Secchia), il socialismo attecchisce con forza straordinaria: nel 1919 il Psi ottiene il 92% dei voti, il dato più alto della provincia, mantenendo una solida maggioranza del 73% anche nel 1921 contro il 23% del Blocco nazionale. La reazione fascista è violenta e culmina, nell’ottobre 1921, nel tentativo di eliminazione fisica dell’oppositore Augusto Mazzi. Nello stesso periodo, il fascismo locale registra due vittime, Ezio Bosi e Giovanni Micheli, uccisi a Modena dal fuoco delle Guardie regie in reazione all’ennesima provocazione fascista, il 26 settembre 1921.
Il Ventennio è segnato da croniche e clamorose tensioni interne al Pnf locale, che portano alla chiusura della sezione nel 1924 e a ripetuti commissariamenti. Nel 1927 le istituzioni paesane si oppongono compattamente al tentativo di assorbimento da parte di Spilamberto, temendo il contatto dei propri lavoratori con una realtà più industrializzata. Il controllo sociale si gioca tutto sulla gestione del lavoro agricolo, scatenando conflitti tra il sindacato fascista e i lavoratori che, ancora nel 1930 e nel 1932, tentano invano di indicare i propri fiduciari. La figura del fiduciario locale, uno squadrista della “Marcia su Roma”, resta fino al 1943 simbolo di prepotenza e profitto personale agli occhi della popolazione.
In questo clima opprimente, l’antifascismo fatica a organizzarsi. I contatti con le cellule comuniste della Sipe di Spilamberto restano limitati e la polizia scheda solo una quindicina di oppositori, per lo più socialisti legati all’esperienza prefascista come i falegnami Carlo Scaramelli e Tito Spinelli (quest’ultimo emigrato in Argentina). Solo nel 1942, con l’arrivo del medico Giuseppe Zanarini, l’opposizione trova un nuovo catalizzatore. La Resistenza locale sconta queste difficoltà iniziali e il Cln comunale si costituisce solo nel settembre 1944. Al termine del conflitto, il Cln nomina sindaco Arturo Marchesi, a cui succede il comunista Armando Romagnoli, eletto ufficialmente il 31 marzo 1946.
