Sassuolo
Situato a 20 km da Modena, all’imbocco della valle del Secchia, Sassuolo conta 14.383 abitanti nel 1944. Caratterizzato dal più alto indice di lavoratori industriali della provincia (40,84%), il comune vive tra le due guerre un forte incremento demografico e produttivo legato alla ceramica, pur mantenendo sacche di povertà che alimentano l’emigrazione. Nel primo dopoguerra i socialisti dominano la scena politica, confermata dalle elezioni del 1919 e dalle amministrative del 1920. Tuttavia, dall’aprile 1921 la violenza squadrista impone le dimissioni del Consiglio comunale. Nonostante i socialisti restino la prima forza nelle politiche del 1921, la crescita dei popolari e del Blocco nazionale accompagna l’organizzazione del direttorio fascista guidato dal segretario Rodolfo Maffei, che conquista il comune nel gennaio 1923.
La dittatura non spegne l’opposizione, che costa la vita all’antifascista Edoardo Vacondio, morto dopo un brutale pestaggio nel 1925. La polizia scheda 74 sassolesi, individuando in Anacleto Ferrari il leader del movimento clandestino comunista, attivo soprattutto nella frazione di San Michele dei Mucchietti. Negli anni Trenta, la distanza tra regime e ceti popolari emerge attraverso scioperi — come quello delle operaie della ceramica Marazzi nel 1941 guidato da Norma Barbolini — e la diffusione di stampa illegale. Figure storiche come il socialista Giuseppe Bertoni mantengono viva una rete di assistenza che, dopo l’8 settembre 1943, diventa fondamentale per il passaggio di ebrei e soldati alleati oltre il fronte.
Inquadrato nella Sesta zona partigiana, il territorio di Sassuolo rappresenta una cerniera strategica tra pianura e montagna per la presenza della via Giardini. Qui la Resistenza si sviluppa inizialmente in modo frammentario, con gruppi autonomi e Sap spesso slegate tra loro. Solo nel gennaio 1945 nasce la Brigata Sap Mario Speranza con l’obiettivo di coordinare le azioni, ma l’unità subisce duri rastrellamenti nell’aprile 1945 che ne provocano il frazionamento. Accanto alle formazioni garibaldine, in cui militano i fratelli Giuseppe e Norma Barbolini, opera anche l’organizzazione patriottica Romero, di ispirazione anticomunista e con compiti più simili a quelli di polizia partigiana. Alla Liberazione, il Cln affida il comune al comunista Eugenio Forghieri, confermato poi dal voto popolare nel marzo 1946.
