Sestola
Situato nell’alto Frignano su una superficie di 52,3 Kmq, il comune di Sestola conta 3.741 abitanti nel 1944. L’economia è dominata dall’agricoltura (77% degli occupati), ma il paese si distingue precocemente come polo dell’accoglienza turistica appenninica. Nonostante lo sviluppo di alberghi e locande, resta alta la propensione all’emigrazione, con un massiccio invio di lavoratori verso la Germania nel 1938. Nel primo dopoguerra il panorama politico è frammentato: le elezioni del 1919 vedono un sostanziale equilibrio tra Ppi (36%), Psi (33%) e liberal-democratici (31%), mentre nel 1921 i socialisti diventano la prima forza con il 38% dei consensi.
La transizione al regime avviene nel settembre 1923, quando le dimissioni pilotate di sedici consiglieri portano al commissariamento e alla successiva vittoria fascista. Nelle elezioni del 1924 il Pnf raggiunge l’82,4% dei voti, procedendo l’anno seguente allo scioglimento della sezione locale dell’Associazione nazionale combattenti, rea di aver rifiutato la “fascistizzazione”. Nonostante il ferreo controllo, emergono episodi di resistenza: la polizia trova bandiere rosse e armi in casa di Angelo Pasini e copie de “l’Unità” presso Cesare Marchetti. Nel 1937 Augusto Ferrari viene condannato al confino per aver richiesto a un’orchestrina l’esecuzione di “Bandiera rossa”. Complessivamente, i sestolesi schedati dalla polizia sono dodici, tra cui cinque socialisti e tre sovversivi.
Dopo la Seconda guerra mondiale e la liberazione del comune a opera delle brigate Costrignano, Selvino Folloni e Adelchi Corsini in discesa verso la pedemontana, viene nominato sindaco dal Cln l’azionista Aldo Cremonesi. Tuttavia, la consultazione elettorale del 31 marzo 1946 segna un nuovo cambio di rotta politica, con l’elezione a sindaco del comunista Giuseppe Galli.
