Fiorano Modenese
Situato nella zona pedemontana della provincia a circa 20 chilometri da Modena, Fiorano si estende su una superficie di 26,61 Kmq e ha una popolazione di quasi 5.200 unità nel 1944, la cui principale attività economica è l’agricoltura. La situazione di Fiorano nel primo dopoguerra, in linea con il quadro provinciale, risulta piuttosto agitata: le classi meno abbienti, soprattutto il bracciantato agricolo, versano in condizioni di estrema povertà. Alle elezioni politiche del 1919 il successo va ai socialisti con il 49 per cento dei consensi, seguito dai partiti liberaldemocratici con il 27 e dai popolari con il 24 per cento. Nelle elezioni amministrative del 1920 i socialisti confermano la loro forza, ma l’alleanza tra i popolari e i moderati consente loro la conquista del Comune. Nelle elezioni politiche del 1921 il PSI arretra al 37 per cento dei voti, mentre i partiti del Blocco nazionale e i popolari aumentano i propri consensi attestandosi rispettivamente al 32 ed al 31 per cento dei voti. Nel 1923 la Giunta popolare moderata è costretta alle dimissioni e il Comune è preso dai fascisti. Sindaco è nominato il geometra Mario Frigieri, che nell’aprile 1926 diverrà anche il primo podestà di Fiorano. La presenza antifascista nel comune è alquanto limitata. Risultano schedati e controllati dalla polizia 16 fioranesi (6 antifascisti, 4 comunisti, 4 socialisti, 2 sovversivi), parte dei quali costretta ad emigrare in altri comuni o all’estero. Con l’entrata in guerra le condizioni economiche e di lavoro peggiorano ulteriormente.
Dalla primavera 1944, Fiorano – insieme ai comuni di Sassuolo e Maranello – fa parte della Sesta zona partigiana secondo la suddivisione operata in pianura per poter meglio organizzare il movimento partigiano. La zona costituisce la naturale cerniera tra la pianura e la montagna, quindi lo sviluppo delle formazioni partigiane in loco è lento e non ben strutturato. Qui opera la Brigata Mario Speranza che unifica piccoli gruppi di partigiani disomogenei, non coordinati e talvolta in conflitto tra loro. Se da una parte la formazione si dimostra fortemente combattiva, al suo interno si registrano molte tensioni, che scoppiano poi a seguito del rastrellamento che, a inizio aprile 1945, divide la Speranza in tre distinte formazioni.
Alla Liberazione, il Cln nomina come sindaco Vittorio Guastalla, poi confermato alle amministrative del 31 marzo 1946. Guastalla era stato iscritto al Partito fascista dal 1920 ed era stato vicepodestà del comune di Fiorano; per i suoi meriti viene nominato dal Duce stesso Cavaliere della Corona d’Italia. Di religione ebraica, con le leggi razziali viene cacciato dal paese e sarà costretto alla clandestinità fino al 1945.
